Tatuaggi: cosa significano?

Un tatuaggio è una pratica attraverso cui si modifica il proprio corpo ed è un simbolo per chi sceglie di farselo. È come un pezzo di noi sempre sotto i nostri occhi ed alla vista del mondo esterno: amori finiti o amori presenti, traguardi raggiunti , persone o animali con un’importanza tale da volerli per sempre sulla propria pelle, stralci di canzoni o versi, moniti, obiettivi, simboli di forza, coraggio, fertilità.

Che bel simbolo!

Il corpo diventa un quaderno degli appunti e l’artista che fa il tatuaggio riesce a dare forma ad un concetto che prima era solo nell’interiorità del tatuato.

Come è stato da sempre, il tatuaggio assolve a varie funzioni: abbellisce, comunica, sancisce la propria appartenenza ad un certo gruppo ed argina le nostre paure.


Lo sapevate che esiste una parte della psicologia che, in base all’analisi della zona tatuata e del tipo di tatuaggio si pone l’obiettivo di decifrare il mondo interiore di chi si fa tatuare?

Il tatuaggio è il posto segreto dove collocare quello che per noi è sacro.

Secondo la psicologia del tatuaggio, ad esempio, chi si tatua nella parte sinistra del corpo, che per la psicoanalisi rappresanta il passato, è tipico delle persone pessimiste e con bassa autostima. Posizionare il tatuaggio nella parte destra, al contrario, è tipico di un temperamento solare e concreto.

Un tatuaggio sulle braccia sta a significare uno step di maturazione della persona; il tronco concretezza e capacità decisionali; se vedete un disegno sulle gambe avete di fronte qualcuno di infantile. Se la parte tatuata è nascosta, la persona è insicura.

Ali di farfalla.

La caviglia è prediletta dalle donne sospettose e possessive ed anche affascinanti e dai maschi con spirito competitivo e combattivo.

Tatuarsi le parti intime, per concludere, se per le donne indica sensualità, per gli uomini vuol dire l’esatto contrario: passività e poco savoir-faire.

E voi di che tatuaggio siete?

Eravamo tre.

Si dice che gli Amici, quelli migliori, quelli veri, sono la Famiglia che ti scegli. Il modo con cui il Karma pareggia i conti con la costellazione familiare in cui sei nato e per cui ovviamente non ci sono margini di libero arbitrio. Nel caso della famiglia naturale, ti capita e te la tieni.

Nella famiglia che mi scelsi eravamo tre, una stella e due pianeti.

Io ero l’unica donna. L’unica stabile, perché di itineranti ce ne furono varie. In realtà, la distinzione di genere era estremamente labile ed arbitraria. Eravamo a nostro agio così.
Noi, quel Noi che non avevamo cercato ma che si era generato dal nulla, eravamo 3.

Tre, come i vertici di un triangolo a tratti scaleno, con i lati diversi uno dall’altro, a momenti equilatero, un triangolo fatto di fili di lana appartenenti al gomitolo della giovinezza, dal perimetro cangiante e con intrecci sempre nuovi.

Eravamo Tre.

Tre: due pianeti e una stella.

Al principio, almeno ai miei occhi, i pianeti non lo sapevano mica di girare intorno alla stella. Non che lo facessimo apposta, non sono cose che si possono decidere prima, che anzi se mi fosse concesso di tornare indietro, lo farei per scappare a questa forza di attrazione, per strappare i fili di quella che poi, troppo poi, si sarebbe rivelata tutta una bugia. Lo farei per essere diversa, per essere naturale, ma forse è una favola che tutti si raccontano questa del tornare indietro. Più probabilmente in un universo parallelo, le cose andrebbero proprio come sono andate. E ancora sarei colpevole di riservare alla stella quella indulgenza dannosa, a discapito di tutto e di tutti.

Stella nana, sono rimasta a lungo prigioniera delle forze attrattive e repulsive che così curiosamente governarono le nostre relazioni.


Pianeta di carisma e perfezionista, l’altro vertice del triangolo entrava spesso in rotta di collisione con la stella egocentrica. Quando c’era armonia era meraviglioso. Due soli solo per me. Li amavo entrambi. Di un amore fraterno e sensuale e possessivo. Alla pari.

Un acme, la cui discesa verso bugie, muri di silenzio ed incomprensioni, e confidenze fatte a uno ma non all’altro, fino a giungere all’inevitabile rottura, fu tanto più triste e rovinosa, in virtù di quel prima e di quel durante. La stella sfuggì il campo gravitazionale e sparì dalle nostre vite. Così. Per scelta.

Diventammo due, ma per me, eravamo sempre Tre. Per qualche tempo fu strano, poi divenne facile. Senza la stella esigente e capricciosa avevamo più freddo ma stavamo meglio: la verità era assoluta e tutto era trasparente. E così decidemmo di restare. In due, che una volta erano tre e non ne parlammo più.

Anni dopo la stella grande ci aspettò alla sua festa, ma noi due, ormai due piccoli estremi di un segmento piatto e diritto, non andammo. Non andammo per tristezza, di ciò che era stato ed era perduto, per quella luce di stella ormai senza cielo, per cui avevamo recitato i nostri sogni migliori incespicando sgraziatamente, e che malevola, brillava nera e inquietante. Per altri, ma non più per noi.

Poi anche noi due, meteore confuse, ci separammo. Senza gioia, senza inganni, fu come se mi strappassero via il cuore. Quel giorno alla stazione non andai. Lo lascia partire da solo.

Diventammo uno, ma per me eravamo ancora Tre.

La stella maggiore era implosa, era diventata brutta e fredda e tutti, chi prima chi dopo, venimmo risucchiati nel suo buco nero.

Ci muovemmo nel mondo, senza più cercare una famiglia di elezione.
La stella più grande ci aveva cacciato dall’asse di rotazione, sommerso di malevolenza, preferendoci chi aveva appena cominciato ad orbitargli intorno, sebbene si intuisse, fin dal principio, che nessun universo sarebbe stato pieno di Grandi Speranze come il nostro fatto di noi Tre.

Attraverso sporadici messaggi, siamo ancora in Due. Ma siamo spariti dalle rispettive esistenze. Siamo ombre.

Diventammo soli, non le stelle ma soli, come pezzi unici.

Il nostro curioso universo si è estinto, sotto il peso della minore o maggiore forza che a tratti ci attraeva reciprocamente.

La vita in questo sistema autoriferito è finita ed ora, almeno questo è quello che mi piace pensare, i suoi tre pianeti tracciano ognuno una traiettoria a sé stante. Liberi.

Ci siamo cercati per ricongiungerci?
In un caso Sì, nell’altro no, in generale più no che sì, anzi no, seppure a tratti sì.


Se loro hanno tentato di riavvicinarsi a me?
Forse.


Se tra di loro, le mie stelle di pari luce, hanno raggiunto quel punto improprio in cui due rette all’infinito si incontrano?
Chissà. Certe notti immagino di sì. Che siano al parco per l’ultima sigaretta, accomunati dai loro diversi modi di essere uomo, forse si sono riconosciuti. Di nuovo.

Tutto va come deve andare e quel connubio di quotidianità ed affinità elettive è finito.

Faccio una vita soddisfacente, anche densa di cose e persone e significato e mi racconto che è andata così come doveva andare, che le cose cambiano e le persone e le circostanze anche e tutti si adattano alla grande a questi cambiamenti.

Di norma fingo di essere normale, che va bene così e che non mi manca niente e nessuno.

I pezzi di quel mosaico sono persi.

Ma quando vedo alcuni film o ascolto alcune canzoni o quando entro in una libreria o mi arrivano alcuni profumi, ripercorro gli anni luce che ci vedono distanti ed assisto felice come una bambina a quel big bang di fuochi d’artificio da dove scaturì il nostro universo, un universo perfetto dove eravamo in Tre.



Come vestirsi da ricch* 💰💰💸

Come apparire ricchi e fighi.

Ammettiamolo, senza indagare nei conti correnti altrui, spesso ci domandiamo come avere un guardaroba bello e versatile e non da pezzenti, senza dare fondo a tutti i nostri averi.

In realtà, bastano piccoli accorgimenti, investimenti mirati, magari durante saldi e svendite, capi (pochi) ma durevoli, mix di alta qualità e fast fashion.

Lo so che sarebbe più semplice poter andare in negozio e comprare senza limiti e paure ma, se così non è, continua a leggere.

Quindi, passiamo alle

3 regole auree dello sfigheggiare da ricchi:

  • Approfittare sempre di svendite, saldi e last call.
  • Risparmiare per investire in Capi Eterni (in questo momento ti sfuggono? Accomodati pure alla Sezione Eterni del Blog).
  • Mai darsi allo shopping compulsivo di pezzi difficili da abbinare, per colore o foggia, a prezzi bassi. Meglio respirare ed aspettare.

Per proseguire, 4 idee di outfits da tenere sempre pronti per apparire al meglio, perché a volte non è che siamo pezzenti è che manca la voglia o l’ispirazione per vestirsi bene e, visto che uno dei miei mantra è: L’organizzazione rende liberi, di seguito alcune idee salva look per i momenti NO o per quelli in cui la fretta ha il sopravvento.

  1. L’outfit monocromatico nel TUO colore guida: quando non hai voglia di pensare e pronunci la fatidica frase: Non ho niente da mettermi! Scegli lui l’abbinamento già pronto all’uso
Outfit di Sole e d’Azzurro.
Outfit Cammello.

2. L’outfit che ti salva H24, per la serie esco dal lavoro e vado all’aperitivo: la jumpsuit nera, abbinata con trench (leggete la rubrica gli Eterni del Blog!) e con cambio borsa a metà giornata, passando da borsa di giorno a micro borsa per la sera.

La jumpsuit nera abbinata ad un sandalo basic
Tuta nera casual e scarpe comode, anche così l’effetto resta gradevole.

3. Outfit Stratificato, da utilizzare in caso di tempo meteorologico/località dove recarsi incerti. Vi sembrerà strano ma il vestirsi a cipolla con stile fa molto riccanza.

Questo outfit va molto pensato e bilanciato per evitare l’effetto “Sto scappando di cas@”.
Vestirsi a strati con gusto.

E, dulcis in fundo, ossia il mio preferito: il tubino sdrammatizzato.

Kendall Jenner con un tubino mescolato a capi che sembrano presi dall’armadio di Keanu Reeves.
Abbinamento sempre chic: Nero+Cammello.

Spero di avervi dato consigli utili per presentarvi sempre al meglio ♥️.

Pezzi di me.

Son fatta di
sogni infranti
dettagli inosservati
amori irrisolti
Son fatta di
pianti senza ragione
persone nel cuore
atti impulsivi
Sento la mancanza di
luoghi che non ho conosciuto
esperienze che non ho vissuto
momenti che ho già dimenticato
Sono
amore e affetto costante,
distratta quanto basta
non mi fermo un istante
Già
ho avuto notti insonni
ho perso persone molto care
ho fatto cose non promesse
Molte volte
ho desistito senza tentare
ho pensato a volte di fuggire, per non affrontare
ho sorriso per trattenere il pianto
Sono dispiaciuta
per le cose non cambiate
le amicizie non coltivate
chi ho giudicato
ciò che ho detto
Ho nostalgia
delle persone che ho conosciuto
dei ricordi che ho dimenticato
ed altri che temo di dimenticare,
degli amici che ho perso
Ma continuo a vivere
e imparare.

Martha Medeiro.

Lo Stile delle Donne di Billions

Avete mai visto Billions?

Una serie TV che passano su Sky, ambientata in uno spregiudicato mondo newyorkese di squali finanziari, dove le regole sono poche ed incerte.

Come ben sapete, io sono dipendente dalle serie TV e le guardò tutte, di ogni genere e nazionalità, senza stancarmi e senza perdere il filo della trama di nessuna di esse.

Il mondo delle Donne della serie è forse il più variegato ed all’avanguardia mai visto su uno schermo piatto, dominato da tre figure principali: Lara, Taylor e Wendy.

Lara è la ex moglie di Axe, una leonessa che non permette a nessuno di metterle i piedi in testa e mancarle di rispetto, neanche a lui, il che per Axe è un’eccezione.

La sua immagine rafforza questi concetti: il biondo platino dei capelli la rende algida e sicura di sè; i suoi outfits da donna manager puntano su forti contrasti cromatici (blu imperiale-bianco-nero), mentre al di fuori del lavoro veste come la classica e tradizionale moglie e madre americana seppur di upper class: ampio spazio, quindi, a camicie a quadri e jeans, nonché a bluse anni ’70 e pantaloni in tinta.

Lara la Leonessa.

Un look eterogeneo e vario, come il suo personaggio che vive in scenari diversi in cui si comporta e segue valori diversi: da manager consapevole di valere a figura materna rassicurante e paziente con i suoi figli e con l’ex marito, bambinone maggiorenne e megalomane.

Poi incontriamo, Taylor Mason, primo caso di attore e personaggio gender free nella storia della TV. Taylor è un giovane genio tech del vivaio di Axe. La sua immagine è del tutto asessuata: capelli rasati a zero, camicia, cravatta, pantaloni dritti e lisci, giacca o cardigan neutrali nel colore e nella forma.

Taylor gender free.

Infine, troviamo Wendy Rhodes, la life coach dei ricchi. Il suo look da femme fatale resta inalterato dentro e fuori l’ufficio, impersonificando una delle donne più complicate del mondo delle serie TV: è contemporaneamente sincera e calcolatrice; amichevole ed ammiccante; personale e professionale. Il concetto alla base della sua immagine è, come afferma il suo stesso personaggio:

Dentro di noi, c'è sempre un altro che non conosciamo

I suoi colori sono il nero ed il blu scuro per tubini con spacchi e scollature ed abiti fascianti, intervallati da qualche camicia bianca ogni tanto. Il suo make-up molto burlesque: colorito chiaro, occhi e bocca in evidenza con abbondante uso di eye-liner e rossetto rosso. I capelli, di un bel castano scuro, scendono sempre dolcemente fluenti e liberamente sciolti e fluidi, in contrasto con la sua estrema rigidità nei rapporti interpersonali, soprattutto in ambito extra-lavorativo.

Wendy la Life Coach di tutti.

E voi guardate la serie TV Billions?
In quale di questi tre personaggi vi rispecchiate?

Come sarebbe un mondo di Dis-Armonia.

Si può parlare di colori in chiave di scelte consapevolmente disarmoniche e contro corrente.

Partiamo dal caso concreto: io sarei una castano media tendente al cenere, mi sento me stessa con i capelli neri che cozzano con una carnagione chiarissima.

E va bene così.

Con i miei colori naturali sono più armonica e senza contrasti, ma non sono io, mi percepisco in disordine e a disagio senza il colore di capelli nero che prediligo consapevolmente.

Marylin Monroe al naturale e bionda platino.

Il look da pin-up di Marylin funziona solo da bionda. Perchè?

Perché così i colori ed i contrasti utilizzati in questo tipo di immagine risaltano maggiormente. Da castana Marylin è intensa e dolce, da bionda è una bambolina bionda, che è l’immagine che voleva dare di lei o almeno quella che trainava la sua carriera.

Altro esempio: Kloe Kardashian.

L’evoluzione di Kloe Kardashian dagli inizi ad oggi.

Che dire? Kloe ha fatto scelte radicali e sicuramente ha cambiato personal trainer e parrucchiere ed è andata contro la sua natura di Donna castano Scura con carnagione chiara (Estate pura come Kate Middleton) per migrare verso una immagine di bellezza californiana con capelli finto naturalmente ondulati ed abbronzatura marcata ed esaltata da olio ed illuminante. È credibile? No, ma ottiene l’effetto di differenziarsi nettamente dalle sorelle e di guadagnare una sua propria identità. Per cui le sue scelte sono corrette dal punto di vista del suo scopo finale.

Tutto va bene in relazione al risultato che vogliamo ottenere.

Dita Von Teese: sembra un’altra persona!

Quando un personaggio ha un’immagine così iconica, si fatica molto a vederlo in altri panni. Dita von Teese è appunto un personaggio. Non sarebbe lei se tornasse al suo biondo e abbandonasse i rossetti rossi. Certo, si vede che il suo non è un look naturale, ma il fine giustifica i mezzi. Anche se i capelli sono troppo scuri ed il look è poco naturale nell’insieme, ma è assolutamente credibile e bella così!

In conclusione, incontriamo rare eccezioni in cui la personalità o il personaggio che si interpreta, sono più forti dell’armonia naturale dei colori. In questi casi non si può fare riferimento all’armocromia in modo completo, ma la propria stagione andrà rivista, la palette andrà aggiustata per adattarla ai colori meno naturali che scegliamo e che ci fanno sentire più a nostro agio.

La figlia n. 1 ad esempio, ormai adolescente, è una Autunno scuro. Detesta il colore rosso che la fa sentire strana e che, ciononostante, le sta benissimo. Abbiamo aggiustato la sua palette mettendo qualche puntino di rosso qua e là ed optando per rossi-Viola che le piacciono di più.

La palette va intonata alla personalità.

Ma se vi fate rosse, magari si consiglio del parrucchiere e vi vedete brutte; se vi guardate allo speccchio senza convinzione, se mettete i rossetti rossi ma vi sentite Moira Orfei al suo debutto al circo, se non volete stravolgere il vostro look ma volete apparire al meglio in ogni situazione, da quella formale a quella informale, allora l’armocromia è la chiave, diciamo il porto sicuro da cui partire solo dopo aver imparato a padroneggiare la vostra palette.

Indipendentemente dalle scelte sulla vostra immagine, consiglio a chiunque, perché anche Madonna ne ha bisogno e si affida ad esperti, di fare una consulenza del colore: una volta stabiliti i colori che naturalmente ci valorizzano, abbiamo le carte in mano per scegliere cosa accettiamo e cosa scegliamo di cambiare in base al nostro gusto personale ed alla nostra personalità.

O Cielo!! Una icona fashion alla Casa Bianca: Michelle Obama.

Michelle Obama ha rivoluzionato la figura della First Lady e continua ad innovare e a portare avanti un’idea di empowerment femminile molto forte anche al di fuori della Casa Bianca.

Lei stessa nel suo libro ha scritto che la Moda è molto impattante e che, quindi, è stato ovvio cercare di utilizzare anche questo strumento per aumentare la sua influenza globale.

Tanto è forte questa influenza che, appena un abito o un accessorio viene visto su di lei va in sold-out ovunque. Tuttavia, il concetto che sta alla base delle sue scelte in fatto di guardaroba è:

Sentirsi a proprio agio e stare bene.

È chiaro che come prima coppia presidenziale americana di colore, gli Obama si siano doppiamente sentiti sotto osservazione da tutto il mondo e sotto ogni punto di vista. La sua Stylist di fiducia ha dichiarato che a Washington si sentiva più una costumista che altro: ogni outfit era prima studiato e poi variamente testato per verificare che Mrs Obama potesse muoversi, piegarsi ed accovacciarsi senza cadute di stile: spalline che cadono o spacchi traditori. Adesso che può permettersi di essere semplicemente Michelle, il suo stile è eclettico e personale, con un amore dichiarato e totale per le cinture. Il suo è uno stile personalissimo ed audace che rispecchia la sua personalità. Nel suo libro si mette autenticamente a nudo in quanto a pregi e difetti e, onestamente, credo che sia una delle donne di potere più autentiche. Certi aneddoti, alcune considerazioni non si possono costruire a tavolino.

La mia citazione preferita di Michelle Obama?

È stata una brutta giornata?
Vai a letto e l’indomani lavora più duro di prima.

I miei outfits preferiti di Michelle Obama?

Assolutamente TUTTI, ma questi più degli altri.

Vademecum definitivo per curvy

La prima e fondamentale regola d’oro è:

Va bene così.
Costringersi a diventare filiformi quando la propria corporatura o forma del corpo è diversa, a mio avviso è un inutile perdita di energia mentale e fisica.

Una volta che si mangia abbastanza correttamente e si fa attività fisica, il resto viene da sè. Ritengo personalmente meglio avere di fronte una persona risolta, sicura di sé e consapevole che magra.

Comunque, andiamo avanti con la cara GUIDA DEFINITIVA per vestirsi bene in quanto curvy:

Il Punto G.

Impariamo a designare un nostro punto di forza, una parte del corpo che amiamo particolarmente: le tette, la schiena, le spalle, le gambe, ed impariamo a valorizzarla con capi che la mettano in bella vista. Se ad esempio abbiamo una predilezione per la schiena, scegliamo maglie ed abiti che la lasciano scoperta, bilanciando #perdire il seno con un reggiseno a coppe trasparenti.

Altezza mezza Bellezza.

Bisogna slanciare la figura!

Quindi o Tacchi 👠 oppure Gonne e Pantaloni a Vita Alta con Tee o Camicie infilate dentro non mi fate vedere obbrobri. Via libera a tubini e gonne svasate Stile Vintage.

Occhio non vede, Cuore non duole.

Se ritenete di avere dei difetti, reali o immaginari che siano, nascondeteli.

La lingerie contenitiva fa miracoli e i push-up pure.

Usiamoli!

Dulcis in fundo: l’equilibrio e l’armonia delle linee sono essenziali.

Esempio pratico: volete mettere degli shorts ma avete le coscie grosse. Innanzitutto compriamo shorts della taglia giusta che non strizzino i prosciutti di casa dove non devono, poi bilanciamo con un blazer di media lunghezza come capo spalla e dei tacchi.

In conclusione, in Italia per curvy intendiamo una 44, mentre nel resto del mondo le curvy partono dalla 50. In Italia i negozi acquistano solo taglie magre perché abbiamo problemi gravi di mentalità e invece che curvy le chiamiamo Taglie Comode (comode per chi?) e tagliano centimetri su cosce e fianchi per aderire a virtuali standards di perfezione. Vuol dire che lo stesso capo venduto in un negozio inglese o danese veste più morbido che in Italia.

Mettiamo fine al terrorismo mediatico e instagrammatico dell’essere filiformi (ma con culo e tette stile Barbie) ed iniziamo a valorizzarci e va bene così.

Essere equilibrati è meglio che essere magri.