La mascherina: un nuovo accessorio 😷

La Mascherina è l’effetto più visibile di questo nuovo tempo post Covid 19.

Un nuovo status symbol che rivela molto di chi le indossa: ci sono quelle ecosostenibili, quelle usa e getta, le mascherine addolcite da un ricamo e quelle con loghi noti.

Un modo per celarci al mondo (finalmente posso parlare da sola e cantare in auto al riparo da sguardi indiscreti) ed anche per dichiarare agli altri un qualcosa di noi. Come tutto quello che indossiamo, anche la mascherina parla di noi.

Nuovo look post-pandemia.

Già nel 1918, durante la pandemia della cosiddetta “spagnola”, la mascherina era diventata un accessorio accettato da tutti per proteggersi dal nemico invisibile.

Adesso è un accessorio obbligatorio attraverso cui comunicare in tempo di pandemia e un occasione di guadagno per le aziende di moda fortemente penalizzate dal lockdown. Non a casa Louis Vuitton nel nuovo sito produttivo texano, ha convertito la sua produzione a favore di queste, sfruttando a proprio favore questa inaspettata moda cogente.

La mascherina di #fendi in seta con il celebre monogramma in fascia di prezzo alta è andata in sold-out in una manciata di minuti e lo è tuttora.

Mascherina griffata.

La mascherina di #offwhite, il cui motto è: Il lusso a portata di mano, è quella più ambita dai teenagers ed è indisponibile da giorni, al prezzo di 95,00 $.

Mascherina con le frecce.

Anche la mascherina diventa fashion. E perché no?

Le mascherine colorate e con personaggi rassicuranti e carini, come Hello Kitty o i personaggi Warner Bros, ne attenuano la valenza di presidio protettivo e sdrammatizzano la necessità di indossarle per obbligo di legge. In linea di massima valgono le regole della Armocromia, evitando il Rosso in questo particolare frangente perché è IL colore dell’Emergenza.

Senza spendere follie, quelle colorate sono sicuramente un modo per avere un’immagine migliore rispetto alle mascherine verdi chirurgiche che sembrano trasformare il mondo in una grande sala d’attesa ospedaliera bianca, senza luci colorate.

È chiaro che tre mesi fa le mascherine medica ci hanno protetto e salvato ma, in vista di una ripresa di una vita che sia anche meglio di prima, quelle delle aziende di moda sarebbero da preferire.

Con la mascherina, risaltano gli occhi.

La Danza dei Colleghi

C'è la collega che con lei mai una salita, ti guarda e ti saluta senza una sfida
quella che ti protegge quando nell'aria volano schegge,
quella che ha il tempismo
quedel buddismo.

C'è quella che riconosci i tacchi tra un piano e l'altro,
quella che ha un sorriso scaltro,
quella lamentosa ma anche grintosa.

C'è quella a cui non devi spiegare nulla,
un giorno io e domani tu,
senza bisogno di essere bulla.
C'è l'arrivista stakanovista e pure la feticista.

C'è la vicina di scrivania che ha tutto in borsa e
quella che non perde mai tempo perché è sempre di corsa.

Qua e là ci sono belle persone:
colleghi piacevoli,
capi ammirevoli eppure autorevoli.

Siamo riusciti a lavorare da casa, senza preavviso e con efficacia, sogno un ufficio in cui diverso non vuol più dire controverso, dove essere originale diventerà banale.
Un ufficio così sarà meraviglioso e tornarci da casa ancor più delizioso.

Cosa fare una volta liberi.

Le tre cose più difficili sono: mantenere un segreto, dimenticare un’offesa e fare buon uso del tempo libero.

Bruce Lee

Durante questo periodo di isolamento forzato, tante cose ci sono mancate, abbiamo rinunciato alla libertà di fare. Ma non a quella di pensare e sognare e di immaginare la vita al momento della ripresa.

Dopo tre mesi di isolamento, cosa faremo una volta liberi? E non parlo di parrucchiere ed estetista 😃, loro sono ovvietà per cui non serve scomodare grandi riflessioni.

Io ho pensato a tre cose che mi piacerebbe fare a partire dal 18 Maggio:

  • Quando è stata l’ultima volta che abbiamo fatto qualcosa per la prima volta? Nella serie TV #thebigbentheory, il terzo giovedì del mese i protagonisti fanno qualcosa di insolito. Potrebbe essere un’idea da copiare 😃
  • Scoprire nuovi mondi. Il che significa tornare a viaggiare, quando si potrà viaggiare di nuovo. Ma anche scoprire i mondi che ci passano accanto: i vicini di casa, chi abita nella nostra Piazza, chi ci sorride lungo la via da sotto la mascherina. Mi piacerebbe fare un viaggio di quelli belli belli ♥️, una vacanza che duri un tempo giusto. Vorrei andare a Milano, in Sardegna, sulla costa toscana, in Liguria. Nel 🌎 alle Maldive, alle Hawaii, in Andalusia.. sognare di viaggiare è pazzesco, quasi come farlo! E vorrei anche organizzare una cena in strada con tutto il vicinato dove ognuno porta qualcosa e dove si sorrida con gli occhi.
  • Vorrei essere migliore

O almeno il meglio di quello che posso essere in questo momento.

Ritorno alla Normalità? Grazie, anche no.

Purtroppo o per fortuna io vedo spesso fatti e cose da una prospettiva diversa da quella della maggioranza.

A me è piaciuto stare in reclusione.

Ebbene sì: amo stare per conto mio, pensavate scherzassi quando dicevo che vengo da un altro pianeta?


Partiamo dal giorno dell’annuncio del #lockdown: trasloco nella casa ristrutturata fatto in un weekend, cartoni ovunque, pensieri affollati, compleanno del piccolo supereroe fatto tra mille incertezze con un mucchio di amichetti scatenati, tante novità che si sovrapponevano al vecchio stile di vita.

Io sono una in cui il mondo interiore supera di gran lunga quello esteriore, ho bisogno di calma e silenzio per scrivere e pensare, per cui già normalmente il mio ambiente è casa.

Stare in casa ha i suoi benefici effetti.

Questo non vuol dire che non ami uscire o stare in mezzo agli altri: lo adoro, e per certi versi ne ho bisogno, per essere stimolata da punti di vista differenti, ma stare in casa per me è una condizione naturale.

Sicuramente ho sofferto meno di altri.

E quindi, eccomi: io sono perfettamente allineata ai miei bisogni profondi. Il che non significa non essere preoccupata della pandemia in corso.

Sono certa che anche altre persone la vivono come me e tacciono per non risultare impopolari.

In sintesi, la mia personalità si è perfettamente conformata a questa situazione di STOP 🛑.

Come l’acqua, che prende la forma del recipiente in cui si trova. Io mi adatto a tutte le situazioni e questa mi è particolarmente congeniale.

Stare accanto, in ascolto, senza correre altrove.

Mi sono mancate le mie passeggiate nel verde e i miei tragitti “musicali” in auto. La colazione al bar. Il mio tempo da adulta in ufficio. Le vetrine dei negozi da spulciare. Andare in libreria. Ma io nel mio mondo casalingo ci sto benissimo e non sono certa ci sia da vantarsene.

Questa bolla è il mio rifugio.

❗️Non si può fare nulla, per cui zero pressioni a fare.

‼️ Non ci sono eventi sociali o familiari in programma, per cui zero scuse da inventarsi per stare tranquilli a casa.

⁉️ La mia concezione di Amici comprende una cerchia ridotta all’osso di persone, con cui comunico tranquillamente via chat o videochiamare; non amo toccare o abbracciare le persone, per cui zero contatto fisico dal mio punto di vista è un premio.

Pratico yoga all’alba nel silenzio totale e attività fisica al chiuso: andare in una palestra tradizionale con saluti e convenzioni sociali da rispettare per me è uno strazio.

Amo alla follia pianificare la mia vita indoor.

In casa ho tutto quello che nutre la parte non nevrotica del mio spirito: libri, film, serie TV, Internet, Musica, Yoga, i miei affetti. E sono consapevole di essere molto più brava a stare in casa e inventarmi un mondo, molto più che a socializzare.

Mi vanto di essere social ed asociale.

In questa quarantena, ho scritto almeno un articolo ogni due giorni, rispettato il mio calendario editoriale, lavorato con ritmi e in una dimensione differente, letto a più non posso, guardato film fino a notte fonda, fatto consulenza on line in tutta calma, inoltrato pratiche burocratiche senza correre da un ufficio all’altro, mi sono immersa nel mondo dei miei figli senza salvagente. Fatto sport secondo i miei orari e preferenze. Ho avuto il tempo di riordinare dopo il trasloco senza fretta e fatica. Abbiamo partecipato ad un casting.

Sono stata anche con le mani in mano.

Svegliarmi la mattina sapendo di passare la giornata in casa con le mie persone preferite mi conforta e mi fa stare tranquilla.

Adesso il ritorno alla normalità mi attrae e mi respinge: ho paura di essermi assuefatta 🆘 a questa condizione e che mi piaccia più della vita fuori.

Come scriveva Emily Dickinson, reclusa volontaria nella Homestead, la casa paterna:

C’è una solitudine dello spazio,
una del mare e una della morte, ma queste
compagnia saranno
in confronto
a quel più profondo punto,
quell’isolamento polare di un’anima
Ammessa alla presenza di se stessa.

All You need is Inside.

Il beneficio del dubbio ovvero la verità sulla scuola a distanza

Cuore non vede, occhio non duole ovvero occhio che duole, cuore che vede. Insomma come in fatto di corna e tradimenti, così per la scuola è meglio mantenere il velo di Maya della inconsapevolezza, ovvero la divisione dei ruoli, grazie a cui ognuno Divide et Impera negli spazi che gli appartengono.

Con la scuola a distanza, a distanza dagli insegnanti perché io ce l’ho in stanza invece, la parete divisoria tra scuola e casa si è dissolta, i ruoli si sono mescolati con innescarsi di crisi di identità ad effetto domino: adesso è la maestra che chiude la lezione on line e se ne torna alla sua pace, mentre per te iniziano le responsabilità di far entrare nella testa del l’alunno, sangue del tuo sangue, che i compiti si fanno anche se a scuola non ci va, che la punta delle matite non si autogenera per magia, toccherà a te regolare i suoi ritmi intestinali a Storia, in un continuum dove tutti hanno bisogno di te ma tu hai bisogno dei bidelli.. ops scusate personale ausiliario.

Io a scuola ci sono già stata e non ci voglio tornare! Voglio i bidelli che mi placcano all’entrata tipo giocatori di rugby e mi trattano come una potenziale ladra di bambini.

Voglio salutare gli infanti e andare al lavoro in ufficio, con la musica a palla nel tragitto.

Adesso con la scuola in stanza sappiamo tutti e non va bene.

Il re è nudo.

Io passo il tempo delle videolezioni dei miei figli con le cuffie per non essere costretta a tapparmi le orecchie e fare lalalala e per evitare battute in live e finire in presidenza. Non mi è mai successo alle superiori.. mi succederà a casa mia?

Voglio non sapere, la divisione degli ambiti, come tra Stato e Chiesa, voglio ignorare o semplicemente supporre ma non avere la certezza.

Scelgo di illudermi, scelgo il prosciutto sugli occhi e nelle orecchie. Scelgo la pillola rossa di Alice nel Paese delle Meraviglie, quella che ti faceva credere di non essere un cesto di lumache per le corna visibili anche col satellite.

Se a settembre non vi riprendete il paccchetti completo di insegnanti e classe di ungulati primitivi, la scuola a distanza i miei figli la faranno dalla roulotte, dove andremo a vivere dopo aver comprato un milione di euro di cartucce per stampante.

Io non mi voglio occupare delle mille mila schede da stampare e inviti con password indecifrabili che piovono come le rane in Magnolia.

Io rido per non piangere ed ho cambiato le mie preferenze riguardo compagni di scuola dei miei ungulati analfabeti che chiamo figli: Priscilda, come non amarla? Ogni volta che c’è una verifica lei non ha connessione o i suoi lavorano e lei non ha devices per connettersi o deve portare fuori il cane che sennò il karma si scombina. Anzi, finito tutto devo ricordarmi di fare aperitivo con i genitori di Priscilda: bravi, state facendo un buon lavoro! I miei si fanno venire un attacco di cuore solo se arrivano un minuto in ritardo alla lezione nel magico mondo di Mork e Mindy, Priscilda se ne fotte e si connette quando le va e quando non c’è pericolo di mettersi alla prova.

La scuola in stanza da separati implica che rido tantissimo quando è il weekend che non tocca a me far fare loro i compiti e il venerdì di Prove del Cuoco, ovvero di verifiche per vedere se la scuola ad cazzum funziona.

E rido in barba al rigido Trattato di Famiglia: quello che succede a Las Vegas resta a Las Vegas. In sintesi: cazzi e buoi dei paesi tuoi.

Quando avrò capito tutti gli anfratti del registro elettronico, sarò in grado di fare la Social Media Manager di Belen. Ed è proprio sul registro che noto un fatto ambiguo: compiti di esperanto consegnati. Ecco i miei ungulati analfabeti disfunzionali non hanno mai fatto esperanto 😒 O almeno credo. E quindi chiedo a loro. E loro, gli infanti del Regno di Hunger Games: Mamma, ma ci firmasti l’autorizzazione all’esperanto in ottobre mentre dormivi sul divano guardando Grey’s Anatomy. Ecco, io voglio tornare lì, a dormire sul divano mentre loro sono stanchi delle loro otto ore di scuola a distanza da me, a norma della organizzazione punkabbestia della nostra famiglia allagata. Voglio i Servizi Sociali alla porta e che si occupino loro di questa scuola in stanza.

E questo la dice lunga sulla nostra organizzazione punkabbestia e sull’inefficienza dei servizi sociali che non hanno ancora bussato alla nostra porta. A me lasciatemi con i bidelli che adesso applaudiró quando fanno sciopero al venerdì o l’otto gennaio.

Lotta dura alla rottura!

In questo dibattito sulla scuola a distanza, io sto con loro, i dipendenti Ata, perché sono sicura che loro sanno quello che sto passando tra pulizie straordinarie, richieste bizzarre e malanni improvvisi di chi a scuola ci insegna e di chi a scuola impara.

In conclusione, impariamo tutti a non rompere per la Festa della Mamma e io almeno, lo apprezzerò tantissimo. Molto più del solito lavoretto ad minchiam che finisce nel cassonetto appena girate gli occhi.

Grazie.

Nessun ungulato e nessun insegnante è stato maltrattato nel corso di questo episodio.


Come migliorare la propria immagine in 10 punti.

Avere una propria immagine soddisfacente, in cui il fuori rispecchia il dentro e l’interiorità va d’accordo con l’esteriorità è più facile a dirsi che a farsi, per cui non demoralizzatevi, si procede per tentativi.

Trovare un proprio stile ed immagine implica conoscersi a menadito, conoscere i propri vizi e virtù, volersi bene, perché quella con se stessi è l’unica storia d’amore che durerà tutta la vita.

Come arrivare ad una immagine di sé soddisfacente?

Con questi 10 punti.

Adesso che siamo a casa e, chi più chi meno, il tempo avanza, non abbiamo più scuse.

Innanzitutto, bisogna capire bene che tipo di stile ci interessa avere: sobrio, sexy, rock, bon ton. È evidente che la nostra personalità deve essere in armonia con lo stile che intendiamo adottare. Le forzature non piacciono a nessuno e non stanno in piedi.

L’esterno riflette l’interno.
Credits foto: Pinterest
  1. Conosci Te Stesso.

Questo è IL PUNTO. Scrivere come ci vediamo o meglio come preferiremmo vederci noi per primi è molto importante. Scrivere i propri valori, pensieri focali, Attività e hobby che amiamo, aiuterà a centrare l’obiettivo.

2. Conoscere la tua Routine di Impegni Settimanali.

Inizia a prendere nota degli impegni e delle attività fisse della settimana: per ognuna di queste occasioni si andrà a definire uno stile (se in ufficio ti piace trasmettere sobrietà e professionalità, ci sta che ad un cocktail vuoi avere un’aria più glamour e frizzante)e, di conseguenza, una sorta di capsule Collection.

3. Conoscere il tuo corpo e la sua forma.

Ci sono capi che ci stanno bene ed altri no.

Amara constatazione ma qualcuno deve dirlo.

Punti del nostro corpo da mettere in primo piano ed altri da mettere nel backstage. Ad esempio io amo la vita in evidenza ma tendo ad avere quel rotolino in più di panza, per cui, quando ho ripensato il mio guardaroba, i capi che mettevano in risalto proprio questo difetto li ho riposti negli scatoloni da dare via.

4. Impara a costruirti la TUA palette di colori.

Individuare i colori alleati e quelli da escludere è la base della consulenza di immagine. Anche intuitivamente sappiamo quali colori ci valorizzano e ci svecchiano e quali ci spengono.

Per fare una prova è già un buon inizio cominciare dalle cose presenti nel proprio armadio: con una buona luce, uno specchio e un’amica facciamo una cernita cromatica dei nostri abiti.

Al fine di intenderci porto la mia esperienza personale: io adoro il fucsia ma se mi metto un capospalla fucsia sembro un cadavere, quindi preferisco spostarlo dalla vita in giù.

Ancora un esempio concreto: il colore nero è la base del mio guardaroba e della mia vita. Non è che mi doni particolarmente ma lo trovo rilassante e pratico. Aggiungo, quindi, luce e colore al viso con gli accessori. Io non posso usare orecchini perché non ho i buchi alle orecchie, ma per chi può è una idea ottima. Foulards, pashmine, collane, tutto serve

5. Crea un moodboard cartaceo o digitale con immagini che ti piacciono.

Un moodboard è un quaderno con gli outfits che ti ispirano, divisi per occasioni d’uso- punto 2.

Quando ci sarà abbastanza materiale prova ad osservare se ci sono degli elementi che si ripetono: colori, tessuti, atmosfere, forme, i modelli di gonne e pantaloni scelti, se prediligi oversize o no.

Inizia ad analizzare tutto questo e compara con ciò che si addice alla forma del tuo corpo- punto 3.

La situazione ottimale sarebbe quella che ci fosse accordo tra le due cose ma non è detto. In questo caso vale la pena ragionare su cosa rappresentano per te gli outfits scelti.

Vale la pena tentare di fare un moodboard con quegli abiti che ci valorizzano.

6. Identifica il tuo stile in base al tuo moodboard.

In base al tuo moodboard come definiresti il tuo stile in generale ed in base ai vari ambiti di uso? Rock o romantico? Elegante o spiritoso?

Faccio esempi partendo da me:

– ufficio: il mio stile è minimalista, con capi dalle linee semplici e una palette di colori basata sul bianco, nero e blu. Aggiungo un po’ di brio con gli accessori. Le scarpe sono spesso basse e funzionali.

– il tempo libero: per il fine settimana il mio stile è più rilassato con jeans e maglie più esplicite, tacchi e little black dress declinato in mille modi diversi.

ORA SI FA SUL SERIO.

7. Check Out e Check in del tuo Armadio.

Scegliere bene cosa tenere e cosa no.

Dopo tutti questi preliminari, esaminiamo i capi del tuo guardaroba e teniamo solo quelli che si addicono al proprio interno (personalità) ed al proprio esterno (forma fisico) sempre in modo consono alla propria palette di colori.
In questa fase bisogna essere coraggiosi ed eliminare quello che ci penalizza, i capi rotti o lisi, quello che ci rende tristi. Non necessariamente buttare ma regalare o vendere o abbinare in modo diverso, creando outfits differenti.


8. FASE CREAZIONE NUOVI
OUTFITS

Con i vestiti scelti prova a creare nuovi outfits, cercando di prevedere dove e come utilizzarli.


Abbinamenti Nuovi!

Questo momento è molto importante perché bisogna appuntarsi eventuali aggiunte da fare con il prossimo shopping.

Ad esempio per uno stile bohemien non possono mancare bluse larghe e ricamate e jeans a zampa.

9. Accessoriare

Gli accessori sono importantissimi! Il classico Little Black Dress con degli orecchini che illuminano ed una giacca Chanel fa la sua bella figura 😎

10. DIVERTITI E SPLENDI!

Se hai seguito tutti gli steps precedenti e sei arrivata fino a questo punto, hai in mano:

– individuato il tuo stile

– capito come far pace con la forma del tuo corpo

– definito la tua palette

– creato il TUO MOODBOARD

– fatto un repulisti del guardaroba

– Ideato nuovi outfits

Tutto ciò ti servirà per valutare ad ogni cambio stagione cosa comprare e cosa lasciare in negozio.

Con questo percorso sarà sufficiente integrare il guardaroba con pochi pezzi, risparmiando tempo e denaro.

L’organizzazione rende liberi, belli e con il portafoglio pieno!

Chic Smartworking

Lo smartworking è diventato una virtù necessaria così all’improvviso che ci ritroviamo a gestire una quotidianità diversa e dai confini insolitamente fluidi, con così poco preavviso che vale la pena fare il punto e stabilire alcuni capisaldi per restare in equilibrio sopra la follia di questo periodo.

Per non perdere un’immagine dignitosa di noi ed anche per aiutare figli e familiari a capire che, anche se fisicamente in casa, in realtà non siamo disponibili perché stiamo lavorando.

Lo smartworking è comodo ma nasconde anche dei pericoli.

Restando in casa, la divisione tra orario di lavoro e tempo personale e familiare svanisce, di conseguenza la tentazione di lavorare in pigiama o dal divano è in agguato.

A mio avviso, l’abito fa il monaco per cui lavorare vestite in modo sciatto diminuisce la produttività.

Senza considerare che chi vive con noi, a due o quattro zampe, maggiorenne o meno, associa il nostro essere in tuta o in pigiama al fatto che siamo in modalità out of work, mentre, lavorando da casa, così non è.

Cerchiamo, quindi, di unire capi comodi ma carini per uno smartworking stiloso.

Consideriamo che tra gli strumenti dello smartworking troviamo videochiamate e/o conference call e di certo presentarsi in pigiamo è poco professionale ed entusiasmante.

Abito

Doccia+Abito comodo e qualche accessorio ed il gioco è fatto.

Un abito semplice, comodo e che mantiene la stiratura abbinato ad una collana lunga o un bracciale ci fa sentire già meglio.

Leggings


Leggings con un capo spalla ampio in un colore che amiamo e l’umore cambia in meglio.




I Leggings sono un’alternativa comoda e versatile al pantalone, con una camicia ampia o una blusa boho sono perfetti per passare dalla postazione di smartworking ad una passeggiata di pausa senza ulteriori cambi di abito.

Skinny jeans


Jeans skinny ed una camicia e siamo in ordine.




Jeans skinny e pullover corto per un profilo più alto

Per chi vuole conservare una allure più stilosa, i jeans sono una scelta naturale. Abbinati a degli orecchini importanti ci fanno sentire belle e in ordine, come se uscissimo per recarci in ufficio. Basta prendere la borsa e siamo pronte per una pausa pranzo frizzante.

Pantajazz

Pantajazz neri e siamo subito pronti per una pausa fitness

È sufficiente una maglia in stile marinare ed un bracciale per essere presentabili e in totale comfort.

Allora, cosa dite?

Avete trovato dei buoni consigli?

Ilary Blasi: evoluzione di una stella

Ilary Blasi comincia come letterina a Passaparola per poi costruire una professionalità e diventare una delle professioniste più apprezzate della TV.

Al principio il suo look è da self-made, fresco e sbarazzino, in linea con la sua giovane età. I capelli sono biondo scuro e le forme bambinesche e morbide.

Andando avanti nella sua vita e nella sua carriera, Ilary acquisisce sicurezza e un’immagine più caratterizzata da mises audaci e che mettono in risalto i suoi punti di forza: pancia super piatta e viso angelico.

Ilary al Festivalbar: questo modello di pantaloni anni ’90 è stato bene solo a lei!


I capelli si schiariscono e si accorciano

Per perdere l’aria tipicamente romana, di ragazza formosa ed iper appariscente, opta per un taglio carré sfilato e schiarisce di molto i capelli.

Da notare come sa sapientemente sminuire i suoi punti deboli (se così si può dire), vestendo longuettes sotto il ginocchio che la slanciano, grazie anche alle scarpe col tacco nella stessa tinta che abbina.

Il monocromatico dà sempre un aspetto di classe.

Nell’edizione 2013 delle Iene azzarda, invece,mix di colori e textures che qualche volta sono poco apprezzate.

Mentre al #gf2016, presenta sempre biondissima ed elegantissima in black and white.

Taglio e colore di capelli molto azzeccati.


Come sempre, Ilary è una di noi: qualche volta perfetta ed altre meno, ma con il suo viso da bambola ingentilisce anche l’outfit più triste, cosa che non a tutti riesce.

Ilary sempre ironica e spontanea.

La verità, ve lo dico, sull’Amore

Vengo dalla città dove San Valentino è nato e non lo festeggio.

Da single o in coppia, questa festa non mi ha mai entusiasmato, mentre invece a Terni, in Umbria, dove sono nata è molto sentita. Sarà che quando si deve festeggiare perché è socialmente imposto mi viene di andare controcorrente.

San Valentino, un giorno per festeggiare

l’Amore ♥️.

Love is All you need.

Un giorno dedicato al sentimento più discusso, cantato e controverso. Ma un giorno così dovrebbe comprendere gli Alti ed i Bassi dell’Amore, i giorni leggere e quelli dolorosi.

Alti e Bassi, che chissà come mai i Bassi restano sempre più impressi, anche se sembra siano solo un terzo dei momenti felici.

Più che fiori, dolciumi e pupazzetti, quest’anno ho capitalizzato le cose positive che abbiamo fatto succedere e le scrivo su un foglio colorato, da appendere in un punto ben visibile ogni giorno dell’anno.

Il mio regalo sarà questo.

Perchè come la frase di #intothewild che abbiamo visto, rivisto ed ascoltato un milione di volte:

La felicità è reale solo se condivisa.

Happyness is real only when shared.

Love is…
divertirsi

Questa frase mi ha tormentato per anni con il suo significato. Solo da poco ne ho afferrato il senso autentico: l’Amore felice che si apre agli altri, ad altre scoperte, a nuove emozioni.

Love is … Baciarsi.

Adesso che ho capito, spero che le persone importanti della mia vita si sentano sempre libere di condividere con me il loro essere più autentico, perché non si giudica chi si ama.

Quindi, archiviato San Valentino:

Condividete, gente, Condividete.

Capi base per bambina 🌺

Con capi base intendiamo capi facilmente interscambiabili e dalla cui combinazione puoi ottenere outfits diversi adatti alle più svariate situazioni e momenti della giornata.

Capi semplici, classici, senza tempo e, per definizione , fuori dalle mode del momento. Capi che potrai riutilizzare per i fratelli o, come nel mio caso in cui la Fabbrica di Bambini chiude con la baby n. 3, passare a qualche amica.

Vediamo allora quali sono i capi base che ho scelto per la mia baby n. 3.

Chiaramente sono i capi che mi sono venuti in mente e, anzi, sono aperta a suggerimenti in merito ad altri capi.

Io sono qui per questo. Per migliorare.

Capi base bambina: un paio di jeans classici.

Con un paio di jeans classici di un colore nè troppo chiaro nè troppo scuro la tua bambina avrà un capo base da cui partire per costruire un look versatile per ogni stagione.

Capi base bambina: una camicia o blusa chiara.

Nel tessuto che preferisci, purché sia di colore chiaro. Anche sugli stili della blusa bianca da una sofisticata dalle linee morbide a quella di taglia maschile.

Con i jeans o in alternativa dei pantaloni blu navy sarà superchic.


Forse questo sembrerà un argomento inutile ed invece vi sorprenderà sapere come acquistare in modo mirato vi farà risparmiare: tempo, non più sprecato alla ricerca di abbinamenti pindarici, soldi (comprare meno e meglio), nonché spazio, fisico e mentale. Ricordiamo che l’ordine esteriore è ordine interiore.


Capi base bambina: la camicia di jeans.

Indossata aperta su una T-Shirt o chiusa con pullover sopra è sempre attuale e confortevole.

Capi base bambina: la t-shirt.

Qui si potrebbero versare fiumi di inchiostro ma voglio andare dritta al sodo: intendiamo la #fruitoftheloom, paricollo del colore desiderato in cotone senza aggiunte.

È la classica maglietta bianca paricollo in cotone senza scritte né applicazioni varie.

È il capo base per antonomasia, anche per i guardaroba dei più grandi, perchè puoi indossare la mattina a scuola, sotto la felpa come la sera con un maglioncino o una giacchina aperta. Basterà una giacchetta sopra e qualche altro dettaglio a trasformarla in un capo super chic.


Capi base bambina: la gonna in tulle.

La gonna in tulle deve essere considerata tra i capi base bambina perché è chic, frivola ma torna in ogni stagione e poi è facilissimo sdrammatizzarla con una felpa e un anfibio o sneaker.

Il tulle è sempre il tulle, io lo metterei ovunque.

Gonna in tulle bianco con stelline dorate abbinata a cardigan blu.

Capi base bambina: il cardigan blu.


In versione micro o macro è un vero salvalook: basta metterlo sopra la tee per ottenere un effetto super glam.

Capi base bambina: i leggings o jeggings.

Immancabili e comodissimi, in mille varianti e colori diversi. Permettono di giocare con molta più libertà dei collante e fino si 13 anni faranno parte dell’armadio di ogni bambina. Non hanno nessuna intenzione di mollare il primato acquisito sui jeans.

Leggings rosa con tasche sagomate e toppe a cuore sulle ginocchia.

Capi base bambina: l’abito  Asso nella Manica.

Le mamme sanno qual è. Quello che la nostra guerriera mette senza fare storie, come un pigiama (anche se la baby n. 3 scappa ovunque quando è il momento di vestirsi per la notte)… il nostro è classico, svasato e morbido. In un attimo la bambina è pronta per la pizzata, il compleanno o lo shopping!

Abito rosa a pois bianchi by Mayoral.

Per ora possiamo concludere, chiaramente la lista potrebbe allungarsi ma quanto scritto è già un eccellente inizio!