La verità, ve lo dico, sull’Amore

Vengo dalla città dove San Valentino è nato e non lo festeggio.

Da single o in coppia, questa festa non mi ha mai entusiasmato, mentre invece a Terni, in Umbria, dove sono nata è molto sentita. Sarà che quando si deve festeggiare perché è socialmente imposto mi viene di andare controcorrente.

San Valentino, un giorno per festeggiare

l’Amore ♥️.

Love is All you need.

Un giorno dedicato al sentimento più discusso, cantato e controverso. Ma un giorno così dovrebbe comprendere gli Alti ed i Bassi dell’Amore, i giorni leggere e quelli dolorosi.

Alti e Bassi, che chissà come mai i Bassi restano sempre più impressi, anche se sembra siano solo un terzo dei momenti felici.

Più che fiori, dolciumi e pupazzetti, quest’anno ho capitalizzato le cose positive che abbiamo fatto succedere e le scrivo su un foglio colorato, da appendere in un punto ben visibile ogni giorno dell’anno.

Il mio regalo sarà questo.

Perchè come la frase di #intothewild che abbiamo visto, rivisto ed ascoltato un milione di volte:

La felicità è reale solo se condivisa.

Happyness is real only when shared.

Love is…
divertirsi

Questa frase mi ha tormentato per anni con il suo significato. Solo da poco ne ho afferrato il senso autentico: l’Amore felice che si apre agli altri, ad altre scoperte, a nuove emozioni.

Love is … Baciarsi.

Adesso che ho capito, spero che le persone importanti della mia vita si sentano sempre libere di condividere con me il loro essere più autentico, perché non si giudica chi si ama.

Quindi, archiviato San Valentino:

Condividete, gente, Condividete.

Capi base per bambina 🌺

Con capi base intendiamo capi facilmente interscambiabili e dalla cui combinazione puoi ottenere outfits diversi adatti alle più svariate situazioni e momenti della giornata.

Capi semplici, classici, senza tempo e, per definizione , fuori dalle mode del momento. Capi che potrai riutilizzare per i fratelli o, come nel mio caso in cui la Fabbrica di Bambini chiude con la baby n. 3, passare a qualche amica.

Vediamo allora quali sono i capi base che ho scelto per la mia baby n. 3.

Chiaramente sono i capi che mi sono venuti in mente e, anzi, sono aperta a suggerimenti in merito ad altri capi.

Io sono qui per questo. Per migliorare.

Capi base bambina: un paio di jeans classici.

Con un paio di jeans classici di un colore nè troppo chiaro nè troppo scuro la tua bambina avrà un capo base da cui partire per costruire un look versatile per ogni stagione.

Capi base bambina: una camicia o blusa chiara.

Nel tessuto che preferisci, purché sia di colore chiaro. Anche sugli stili della blusa bianca da una sofisticata dalle linee morbide a quella di taglia maschile.

Con i jeans o in alternativa dei pantaloni blu navy sarà superchic.


Forse questo sembrerà un argomento inutile ed invece vi sorprenderà sapere come acquistare in modo mirato vi farà risparmiare: tempo, non più sprecato alla ricerca di abbinamenti pindarici, soldi (comprare meno e meglio), nonché spazio, fisico e mentale. Ricordiamo che l’ordine esteriore è ordine interiore.


Capi base bambina: la camicia di jeans.

Indossata aperta su una T-Shirt o chiusa con pullover sopra è sempre attuale e confortevole.

Capi base bambina: la t-shirt.

Qui si potrebbero versare fiumi di inchiostro ma voglio andare dritta al sodo: intendiamo la #fruitoftheloom, paricollo del colore desiderato in cotone senza aggiunte.

È la classica maglietta bianca paricollo in cotone senza scritte né applicazioni varie.

È il capo base per antonomasia, anche per i guardaroba dei più grandi, perchè puoi indossare la mattina a scuola, sotto la felpa come la sera con un maglioncino o una giacchina aperta. Basterà una giacchetta sopra e qualche altro dettaglio a trasformarla in un capo super chic.


Capi base bambina: la gonna in tulle.

La gonna in tulle deve essere considerata tra i capi base bambina perché è chic, frivola ma torna in ogni stagione e poi è facilissimo sdrammatizzarla con una felpa e un anfibio o sneaker.

Il tulle è sempre il tulle, io lo metterei ovunque.

Gonna in tulle bianco con stelline dorate abbinata a cardigan blu.

Capi base bambina: il cardigan blu.


In versione micro o macro è un vero salvalook: basta metterlo sopra la tee per ottenere un effetto super glam.

Capi base bambina: i leggings o jeggings.

Immancabili e comodissimi, in mille varianti e colori diversi. Permettono di giocare con molta più libertà dei collante e fino si 13 anni faranno parte dell’armadio di ogni bambina. Non hanno nessuna intenzione di mollare il primato acquisito sui jeans.

Leggings rosa con tasche sagomate e toppe a cuore sulle ginocchia.

Capi base bambina: l’abito  Asso nella Manica.

Le mamme sanno qual è. Quello che la nostra guerriera mette senza fare storie, come un pigiama (anche se la baby n. 3 scappa ovunque quando è il momento di vestirsi per la notte)… il nostro è classico, svasato e morbido. In un attimo la bambina è pronta per la pizzata, il compleanno o lo shopping!

Abito rosa a pois bianchi by Mayoral.

Per ora possiamo concludere, chiaramente la lista potrebbe allungarsi ma quanto scritto è già un eccellente inizio!

Come creare un ricordo per la vita: l’agenda di nascita.

Per entrambi i primi due figli ho scritto un diario durante tutta la gravidanza, concepito come una lettera lunga nove mesi ed indirizzata a loro.

Lì dentro ho riversato tutto: i cambiamenti fisici, quelli interiori, i pensieri e i tentennamenti sulla scelta di quello che poi sarebbe diventato il loro nome. TUTTO.

I diari della gravidanza sono belli ma, per me, anche un semplice quaderno è adatto allo scopo.

Un libro per il viaggio immanente più potente di tutti.

Con la baby n. 3, non ho sentito questa esigenza e io sono abituata a seguire il mio sesto senso. Sarà che il cellulare ha soppiantato la paura di dimenticare questo periodo, sarà che comunque i miei pensieri li metto in questo blog. Dei nove mesi di baby n. 3 ho altre testimonianze che dei primi due non avrò mai: video, foto, messaggi. Tuttavia, in ogni caso, mi riprometto di scrivere anche a lei una lettera da conservare nella sua scatola dei ricordi.

Di questi quaderni dei ricordi quello che preferisco è quando arrivano nelle mani dei piccoli destinatari.

I tre piccoli destinatari ad Halloween.

Con la figlia metà adolescente e metà unicorno ho fatto così: l’ho conservata per dodici anni nella sua scatola dei ricordi e, per il suo dodicesimo compleanno, gliela ho regalata, perché capisse con quanto amore ♥️ l’ho aspettata e desiderata.

Adesso che siamo temporaneamente ospiti in una casa non nostra per importanti lavori nella nostra vera casa, con sorpresa, riordinando, ho trovato la sua Agenda di Nascita tra le poche ed essenziali cose che ha potuto portare con sé qui.

Che sorpresa! Che questa adolescente con la risposta acida sempre in tasca abbia portato con sé la testimonianza di quando pesava come tre pacchi di zucchero e la sua stessa sopravvivenza dipendeva da altri.

Perché quando si sa da dove si viene, sai anche dove tornare ♥️.

Scrivere aiuta a fissare i ricordi, a trasmettere i propri pensieri più leggeri e a lasciare un qualcosa di sè ai bambini, testimonianza di un tempo in cui loro erano speranza pura.

Adolescenti con la divisa

Mi ricordo ancora quando mia madre ignorava e non capiva quando le facevo una richiesta in fatto di vestiti: ogni volta che le chiedevo di comprarmi quelle “scarpe ortopediche”, come le chiamava lei, quel giubbotto senza forma, invece del cappotto blu classico e tutti i pantaloni in stock, tutti uguali, neanche avessi bisogno di una divisa. Eppure, in un certo senso ero arruolata alla adolescenza, quella di mode e modelli.

Questo è uno dei pochi aspetti che con l’invasione tecnologica è rimasto invariato.

Si sono modificati i punti di riferimento, ormai la moda è lanciata da fashion blogger, youtuber e si sfogliano i social network, ma l’omologazione tipica adolescenziale esiste oggi più che mai.

Riveste un’importanza cruciale per loro, significa da un lato ricerca di una propria dimensione anche di gruppo, un modo di essere al mondo, che al momento significa per loro essere come gli altri e quindi esistere.

Dall’altra aiuta a minimizzare le profonde insicurezze tipiche di questa fase di transizione. Vestirsi come gli altri non significa non avere personalità, che è ancora in costruzione , i tratti si stanno stabilizzando, significa “far parte di”, rifugiarsi dietro modelli socialmente accettati che favoriscono l’integrazione.

La figlia unicorno di mestiere fa Bastian Contrario.

Andare contro corrente a quell’età significa o essere leader o essere “sfigati”, “nerd”, non alla moda.

Gli altri, quelli giusti, quelli del gruppone, si esprimono in base a quei modelli che tanto sono amati dai ragazzi e non compresi dai genitori.

Quando mi sento dire le frasi che tanto detestavo in bocca agli adulti: “Come fa a vedere con i capelli in faccia?”, “Non gli danno fastidio?” “Ma quelle scarpe non sono scomode?”, “Vai in giro nuda!”, mi fermo e penso: ALT ⛔️ è inverto la rotta.. e dico alla mia adolescente metà unicorno: Vuoi anche tu quelle scarpe? Le hanno tutti. Vuoi colorare i capelli anche tu? E puntualmente ottengo la reazione inversa: Io non sono come tutti! Sì perché fuori di casa hanno bisogno di appartenere al gregge ma con noi vogliono sentirsi UNICI.


Sarà per questo giochino di ruoli che faccio, dove sono io a proporle di adeguarsi alla massa che per ora, ma prima o poi succcederà lo so, abbiamo evitato quei rapporti di amicizia simbiotica che tanto spaventano i genitori, per la serie: “Vivono insieme, quello che fa una fa l’altra”.

Alla fine l’abbigliamento è un modo di esprimersi e di essere ed è anche giusto che passino delle fasi in cui si vogliano sentire come altri e altre un cui cercano se stessi. Man mano poi ci si stacca o almeno ci si dovrebbe allontanare dai modelli di omologazione sociale e trovare una propria dimensione individuale. Se l’avessero già in adolescenza non sarebbero adolescenti.

Quindi se alle medie, tre anni fa, erano d’obbligo i leggings neri (comprati in stock di venti da H&M) e le Nike o Adidas, adesso ci sono le scarpe Van’s di ordinanza con i jeans ed il maglione dentro ❌.

Felpa, o nera o bianca, jeans e Van’s.

Io guardo, pago e sto zitta ma sotto sotto non vedo l’ora che il bruco si trasformi in farfalla, questa volta di un colore tutto suo 🐛🦋.


Ilaria D’Amico: essenzialmente chic

Classe 1973, romana, oggi è uno dei volti di #sky, con un’immagine sofisticata e glamour ma lo stile di Ilaria D’Amico è cambiato molto rispetto alle sue prime apparizioni in televisione.

Alla guida di “Campioni – Il sogno” si è distinta per i suoi outfit sobri ed eleganti, mai eccessivi o volgari. Eppure sprizzava femminilità a iosa. I primi anni ha abbandonato molto raramente il nero.

La linea asimmetrica slancia.

Oggi è una nota giornalista sportiva dai look sofisticati e glamour ma lo stile di Ilaria D’Amico è cambiato molto da quando ha esordito in tv. Tutti la ricorderanno alla conduzione di “Campioni – Il sogno” per i suoi outfit sobri ed eleganti, mai eccessivi o volgari. I primi anni ha adottato il nero come colore guida, prediligendo in particolare i tubini e gli abiti molto aderenti.

Tubino nero declinato in 1000+1 varianti.

Adesso, con una posizione di leadership acquisita, Ilaria, con i suoi capelli lunghi e fluenti, viene sempre considerata una delle giornaliste più sexy d’Italia ma ha uno stile decisamente più ricercato ed osa molto di più con i colori. Spazia da Valentino a H&M, da Alexander McQueen a Paul Smith, fino ad arrivare a TopShop, apparendo sempre raffinata e sensuale. Indossa sempre tacchi importanti e, a differenza del passato, come già preannunciato, lascia un po’ di spazio anche ai colori ed alle fantasie, anche se preferisce quasi sempre le tinte unite. A volte ha osato con abiti lunghi e importanti, altre ha optato per tailleurs pantalone, spezzati da bluse chiare dal taglio semplice e maschile.

Stile sobrio e femminile.

Ilaria è sicuramente una donna Inverno e la sua palette di riferimento potrebbe essere più ampia, ma ha fatto scelte ben precise per emergere in un ambiente prettamente maschile e, aggiungo, delle scelte vincenti. Personalmente la apprezzo molto e ritengo che il suo look volutamente monocromatico abbia contribuito a renderla riconoscibile ed a farne risaltare la competenza.

Jeans e camicia bianca. Inno alla essenza.


Come fai a fare tutto?

Io di figli ne ho 3, a distanza di 6/7 anni l’uno dall’altro, per cui ogni volta è stato un nuovo inizio.

Se con la prima ho peccato di totale inesperienza e ho fatto dei gran casini (poi ho anche rimediato) con gli altri due è andata decisamente meglio grazie alla donna che sussurrava ai neonati, la sempre sia lodata #tracyhogg.

Da imparare a memoria!

Prima di tutto, stiamo calmi: abbiamo bisogno di tutta la nostra stabilità e capacità di concentrazione per capire, dopo 9 mesi e oltre di fantasie, il bambino reale che abbiamo tra le braccia.

Io ho cercato di organizzare il più possibile prima, in modo da essere preparati. Culla, fasciatoio, vestitini, pannolini, tutto al suo post. Frigo e freezer pieni.

Una volta a casa, respiriamo profondamente e mostriamo al bimbo la sua casa, parlando con voce bassa e serena.

I primi tempi cerchiamo di limitare le visite e organizziamoci seguendo la politica dei piccoli passi e dividendo il da farsi in cose urgenti, posticipabili e da rimandare a quando si sarà più in forma.

Mai come adesso è vero il mio mantra: l’organizzazione rende liberi.

Quindi i primi giorni che il neonato è ancora stanco del parto, riposate più possibile e ricordate che, a prescindere dal carattere, tutti i neonati stanno meglio quando la vita è calma e prevedibile.

Il mio metodo salvavita, salvacoppia, salvamestessa è sintetizzabile dall’acronimo: EASY. Eating-mangiare; Activity (fasciatoio/bagnetto/giocare) Sleep-dormire (da soli nel lettino) e You.

Il metodo parte da subito perché così riusciamo ad interpretare meglio il pianto. All’inizio teniamo un diario delle poppate in modo da ricordarci con certezza l’ora.

Le poppate saranno di una durata compresa tra 25 e 40 minuti ed intervallate da 3 ore di altro. Dopodiché abbiamo 45 minuti di Attività (cambio; passeggiata; giochini) e poi un pisolino di massimo 1 ora.

Il bambino ha un ordine logico e anche voi.

Teniamo conto che allattare è un esercizio, che si impara, e togliamoci dalla testa le proiezioni di perfezione immaginaria di film e pubblicità.

Il metodo parte in ospedale.

Per quanto riguarda le Attività: da subito al bambino va spiegato a parole ciò che si fa con lui e per lui, parlandogli delle attività quotidiane, mostrandogli foto ed indicandogli le persone, leggendogli libretti semplici con figure da seguire, cantando e suonando.

Il bagnetto è il mio momento preferito perché rilassante e a contatto con il corpo profumato di borotalco. Anche se con la baby n. 3 si è tramutato in un incontro di lotta libera..

Ed arriviamo al tasto che sta a ♥️ a tutti i neo-genitori: il sonno. Osserviamo sempre il bambino che quando ha sonno sbadiglia, guarda un punto fisso ed inizia ad abbandonarsi con il corpo. Ecco a questo punto si mette nel lettino, avvolto in una coperta tiepida e piano piano,rassicurandolo con colpetti ritmici sulla schiena ed eliminando ogni stimolo extra, si lascia a dormire.

Baby n. 3 che dorme nella posizione che aveva dentro la pancia.

Regole magiche per dormire tutta la notte:

  • Principio del Fare un buco per Tapparne un altro: mai far dormire un neonato più di 3 ore di giorno. Se non dorme di notte eliminare pisolini diurni, mai dopo le 17!
  • Rimpinzarli di sera, il cosiddetto Latte della Buonanotte.
  • Ciuccio (il piccolo supereroe ne aveva una collezione, la baby n. 3 non lo ha mai voluto- ogni bambino è diverso).

Ed infine, un po’ di tempo per noi: per mangiare, dormire, passeggiare, qualche libera uscita, parlare con un adulto e viziarsi.

Questo il mio metodo salvavita che consiglio caldamente al fine di conservare una dignità è una vita. 😃

Risposta alla domanda: ma come fai a fare tutto? Molto semplice non lo faccio. Non faccio promesse che non sono certa di mantenere e non sono disponibile per tutti. Il multitasking può essere multistanking per cui chiedo aiuto senza vergognarmi, come recita un proverbio africano: Per crescere un bambino, ci vuole un villaggio.

Si saldi chi può!

Pronti, partenza: VIA!

I saldi sono cominciati ed è il momento giusto per arricchire il guardaroba senza impoverire il portafoglio 😎!

Cosa conviene comprare per evitare lacrime di coccodrillo post danno?

Prima di immergermi nella frenesia a zero testosterone dei saldi, preferisco fare il punto analizzando quali capi fondamentali ( i cosiddetti must-have) mi mancano o sono da sostituire.

E qui arriviamo al nodo della questione:

Quali sono i pezzi immancabili in un guardaroba?

In pole position:

La miglior difesa è l’attacco:

Prendiamo spunto dalle Nuove Collezioni che fanno già bella mostra di sè nei negozi per aggiudicarsi pezzi utilizzabili anche nella stagione a venire. I colori fondamentali saranno: il rosa, l’optical (bianco e nero), mille sfumature di marrone, i #pois di tutte le misure, lo stile Côte d’ Azur ( alla Brigitte Bardot per intenderci), assieme allo stile Coco prima maniera ( righe, camicia bianca o celeste, trench ai limiti del bianco, foulard bianco o blu).

Quindi, potremmo acquistare capi spalla sempre validi:

Il cappotto cammello.

Cappotto cammello: un evergreen.
Varie Ispirazioni per IL cappotto.

Il teddy bear. Qui abbiamo pareri discordi: a mio avviso è come l’Opera, o lo ami o lo odi. Sicuramente è un cappotto caldo e coccoloso, per il mio gusto personale un po’ adolescenziale.

Teddy Bear: e sei come un orsacchiotto chic!
Teddy Bear ma cammello!

Un’ecopelliccia di qualità.

Eco&Chic
Ecopelliccia Rosa Cipria.

Uno smoking da donna: sempre attuale e di sicuro effetto glamour.

Cara Delavigne qualcosetta la sa.
Chic Megan.

Altro acquisto a colpo sicuro: un capo in pelle colorata. Da non perdere!

Abito in pelle.

Abito strutturato in pelle con ampia gonna.
Pelle celestiale 😇

E voi? Siete d’accordo o vorreste modificare questa LISTA?

la miglior difesa è l’attacco

Come uscire dalla lip balsam obsession 👄

Onestamente e come tutti i dipendenti, pensavo che questo rientrasse nella normale cura del proprio corpo invece, a quanto pare, anche questa fa parte del carnet delle dipendenze:

la dipendenza da burro cacao.

Io lo metto compulsivamente, almeno una volta l’ora, ed in abbondanza prima di andare a letto, al termine della beauty skin routine altrimenti detta pulizia della pelle in vista della notte.

È una delle tante fissazioni che mi porto dietro dagli anni ’80, quando si usciva a giocare con tutte le temperature e le labbra si spaccavano ed ora vengo a sapere che negli Stati Uniti esiste addirittura un sito in cui gli addicted Si possono confessare stile Alcolisti Anonimi:

Ciao, sono la Stefy e da 30 anni mi faccio di #labello, ne ho di tutte le foggie e colori, posizionati ovunque: sulla scrivania accanto al pc, in varie borse e giacche perché non voglio stare senza, accanto al portatile in casa e in bagno ne ho un cestino pieno.

Io amo i miei burro cacao, sono una certezza, mi piace il gesto e mi piace la sensazione. Ecco, appunto la sensazione.. ho notato che il piacere di sentire le labbra idratate dura sempre meno.

Documentandomi, sono venuta a conoscenza che ì burro cacao contengono degli ingredienti (paraffina, siliconi e derivati dal petrolio) che seccano ancora di più le labbra. Di conseguenza, più lo usi e più lo devi usare.

Tipo ora io lo vorrei mettere 💋!

Un primo passo per migliorare la situazione è stato di sceglierne uno bio, senza glitter e/o profanazioni ad effetto.

Il secondo è stato di stabilire un tetto massimo di applicazioni al giorno:

4 per l’esattezza: mattina, pomeriggio 2 volte e sera.

Ce la farò?

Ho una dipendenza

Mezzo anno di te 💟

Sei mesi fa, all’inizio di quella che sarebbe stata la notte più lunga della mia vita, abbiamo lasciato la ragazza unicorno ed il piccolo supereroe a casa con i nonni acquisiti.

” Ma se tu vai via, io mi ammalo ” – aveva piagnucolato il piccolo supereroe, non più tanto certo dei suoi superpoteri di fronte alla mia rottura delle acque. Ma io sapevo che la baby n. 3 voleva nascere, nonostante la scadenza fosse prevista per due settimane dopo.

Siamo arrivati in ospedale alle 23, lasciando l’auto su una rampa di accesso al pronto soccorso, super agitati e sorpresi, mentre io interpretavo impersonificandole le Cascate delle Marmore.

” La dilatazione è poca ma con le membrane rotte lei deve restare in ospedale, mentre il futuro papà vada pure a casa” – aveva sentenziato l’ostetrica, aggiungendo come una Cassandra dei parti: “Però il terzo figlio è imprevedibile ⛔️”.

Le stanze del reparto di Ostetricia erano buie e silenziose ed io mi sentivo un po’ spaesata, lontana dagli altri due cuccioli.

Dopo aver chiacchierato tramite #whattsapp con tutti i contatti svegli nel cuore della notte e disponibili, alle 4 del mattino il travaglio inizia a farsi serio e chiamo l’ostetrica premonitrice.

Porca paletta, avevo cancellato tutto quel dolore..

“Andiamo di là per un controllo”, mi dice, “ma porta anche i vestitini della bimba”.

Quello è stato il momento in cui ho capito che baby n. 3 stava per arrivare sul serio.

Stesa non riuscivo a stare e lei è scivolata nel mondo a testa in giù, attratta dalla forza di gravità, in una stanza che #tarantino ed il cinema #splatter scansate, con il papà che l’ha vista vestita e profumata perché abbiamo scelto di fare all’antica, con lui praticante la altrettanto faticosa attesa dietro la porta.

Me la hanno portata avvolta in una coperta bianca, scura come un’indigena e gli occhi non li hai mai aperti fino all’8 novembre: quel pomeriggio, mentre allattavo, mi hai guardato e li ho visti per la prima volta: due pozzi scuri e luccicanti di vita.

È stato come incontrare qualcuno di conosciuto e che aspettavo da sempre.

Che rumore fa la felicità?

Cosa ci rende veramente felici?

Troppe volte sono gli stati d’animo negativi ad occupare più tempo ed energie del dovuto, eppure la sensazione di essere felici dovrebbe guidare pensieri, parole, opere ed ammissioni (di esserlo).

Come ho detto e scritto più volte, immergermi e circondarmi di bello, belle cose, bella gente, bei pensieri, mi riappacifica con il mondo ed è questa la mia Chic Therapy.

Poi viene la felicità che discende dalla consapevolezza di essere forte, sopravvissuta a varie difficoltà e vicissitudini di solitudine e sofferenza.

Una rara, per me, che sono social ma asociale, forma di felicità è la compagnia leggera e frivola che fa scorrere veloce il tempo di alcuni conoscenti. Notare bene: conoscenti, non amici, di cui ho una concezione molto personale ed elitaria.

La felicità per un lavoro fatto bene, da distinguere dall’aver fatto il proprio dovere che mi provoca poca soddisfazione. È qualcosa che va oltre il compitino: sapere di aver fatto bene qualcosa, vederlo vivere e funzionare e sapere di fare bene quella cosa lì. Questo mi rende felice.

Quando le giornate scorrono bene e riesco a spuntare le mie liste di cose da fare, con garbo e calma di vivere.

Poi c’è l’intuizione creativa. A volte succede questa magia: a partire da stimoli casuali: un frammento di discorso, una sensazione, un colore inizia a prendere forma una storia o il disegno di un vestito, che per me nasce già fatto e finito. Quando succede, è felicità.

Felicità di aver compreso un concetto. Il momento della cattura cognitiva.

Una delle mie preferite è la felicità di Cesare, quando il dado è tratto, la mia responsabilità è finita e posso abbandonarmi al flusso degli eventi.

L’ultima felicità sono le Mie Persone.