Chic Smartworking

Lo smartworking è diventato una virtù necessaria così all’improvviso che ci ritroviamo a gestire una quotidianità diversa e dai confini insolitamente fluidi, con così poco preavviso che vale la pena fare il punto e stabilire alcuni capisaldi per restare in equilibrio sopra la follia di questo periodo.

Per non perdere un’immagine dignitosa di noi ed anche per aiutare figli e familiari a capire che, anche se fisicamente in casa, in realtà non siamo disponibili perché stiamo lavorando.

Lo smartworking è comodo ma nasconde anche dei pericoli.

Restando in casa, la divisione tra orario di lavoro e tempo personale e familiare svanisce, di conseguenza la tentazione di lavorare in pigiama o dal divano è in agguato.

A mio avviso, l’abito fa il monaco per cui lavorare vestite in modo sciatto diminuisce la produttività.

Senza considerare che chi vive con noi, a due o quattro zampe, maggiorenne o meno, associa il nostro essere in tuta o in pigiama al fatto che siamo in modalità out of work, mentre, lavorando da casa, così non è.

Cerchiamo, quindi, di unire capi comodi ma carini per uno smartworking stiloso.

Consideriamo che tra gli strumenti dello smartworking troviamo videochiamate e/o conference call e di certo presentarsi in pigiamo è poco professionale ed entusiasmante.

Abito

Doccia+Abito comodo e qualche accessorio ed il gioco è fatto.

Un abito semplice, comodo e che mantiene la stiratura abbinato ad una collana lunga o un bracciale ci fa sentire già meglio.

Leggings


Leggings con un capo spalla ampio in un colore che amiamo e l’umore cambia in meglio.




I Leggings sono un’alternativa comoda e versatile al pantalone, con una camicia ampia o una blusa boho sono perfetti per passare dalla postazione di smartworking ad una passeggiata di pausa senza ulteriori cambi di abito.

Skinny jeans


Jeans skinny ed una camicia e siamo in ordine.




Jeans skinny e pullover corto per un profilo più alto

Per chi vuole conservare una allure più stilosa, i jeans sono una scelta naturale. Abbinati a degli orecchini importanti ci fanno sentire belle e in ordine, come se uscissimo per recarci in ufficio. Basta prendere la borsa e siamo pronte per una pausa pranzo frizzante.

Pantajazz

Pantajazz neri e siamo subito pronti per una pausa fitness

È sufficiente una maglia in stile marinare ed un bracciale per essere presentabili e in totale comfort.

Allora, cosa dite?

Avete trovato dei buoni consigli?

Ilary Blasi: evoluzione di una stella

Ilary Blasi comincia come letterina a Passaparola per poi costruire una professionalità e diventare una delle professioniste più apprezzate della TV.

Al principio il suo look è da self-made, fresco e sbarazzino, in linea con la sua giovane età. I capelli sono biondo scuro e le forme bambinesche e morbide.

Andando avanti nella sua vita e nella sua carriera, Ilary acquisisce sicurezza e un’immagine più caratterizzata da mises audaci e che mettono in risalto i suoi punti di forza: pancia super piatta e viso angelico.

Ilary al Festivalbar: questo modello di pantaloni anni ’90 è stato bene solo a lei!


I capelli si schiariscono e si accorciano

Per perdere l’aria tipicamente romana, di ragazza formosa ed iper appariscente, opta per un taglio carré sfilato e schiarisce di molto i capelli.

Da notare come sa sapientemente sminuire i suoi punti deboli (se così si può dire), vestendo longuettes sotto il ginocchio che la slanciano, grazie anche alle scarpe col tacco nella stessa tinta che abbina.

Il monocromatico dà sempre un aspetto di classe.

Nell’edizione 2013 delle Iene azzarda, invece,mix di colori e textures che qualche volta sono poco apprezzate.

Mentre al #gf2016, presenta sempre biondissima ed elegantissima in black and white.

Taglio e colore di capelli molto azzeccati.


Come sempre, Ilary è una di noi: qualche volta perfetta ed altre meno, ma con il suo viso da bambola ingentilisce anche l’outfit più triste, cosa che non a tutti riesce.

Ilary sempre ironica e spontanea.

Paris Style

Le donne francesi hanno una allure particolare che ben definisce il loro stile, un mix di minimal chic e bon ton.
Parigi è la mia patria putativa ed amo seguire questa tendenza che è una filosofia vera e propria, un modo di essere con le sue regole.

Fondamentale però è che questa scelta abbia basi solide e che ci valorizzi, ovviamente.

La prima lezione dello stile parigino nella moda infatti è quella di prendersi cura della propria persona.


LEZIONI DI STILE PARIGINO


1-Profumo: tocco imprescindibile per le donne francesi.


2- Capelli:

Sempre curate, dal taglio semplice ma perfetto e senza ricrescita. Molto apprezzato il look con i capelli raccolti.

Code alte, top knot (chignon molto alto) e nella versione spettinata gli hairdo (capelli raccolti allungati con le extension). In realtà una delle caratteristiche principali dello stile francese è quello di sembrare naturale.


3- Le mani:

Le righe sono uno dei punti saldi dello stile parigino.

Le estremità devono essere sempre curate, vale di più che spendere un capitale in accessori.


4- Tono di voce:

Sempre basso e pacato, come vorrebbe la buona educazione. Oltretutto risulta anche più sensuale.


5- Le cose belle, gli oggetti di valore che si possiedono vanno sfoggiati e non tenuti sotto teca a prendere polvere. Bisogna usare il meglio di ciò che si ha ogni giorno per se stesse, magari mixato con capi low cost.

Combinazioni di bianco, blu e Toni neutri.


6- Less is more:

Badare alla qualità , più che alla quantità: meglio pochi accessori e ben fatti che tanti e di cattivo gusto. Per avere una allure parigina bisogna investire su accessori di Alta Moda, pochi must-have ma imprescindibili.

Negli outfits da giorno le ragazze indossano ballerine, stivaletti o stivali alti. Per la sera o per eventi più formali, invece, via libera ad outifits dai tacchi discreti.
Il fascino delle ragazze di Parigi è un fascino discreto: le donne sono sempre piuttosto coperte, non indossano mai abiti succinti.

♥️ Nella prossima vita vorrei essere francese.

Per quanto riguarda le tonalità, le parigine in inverno scelgono colori scuri o neutri, mentre con il sole optano per colori pastello e bianco.

Occhiali scuri: un altro punto focale dello stile parigino.

Come dico sempre, Madre Natura potrà essere stata più generosa con qualcuno, ma

essere chic si impara.

Caterina Balivo: come vestirsi al lavoro, di sera ed in vacanza.

Caterina Balivo, classe 1980, è diventata una delle fashion icon più seguite nel panorama televisivo italiano.

Come?

Con un sorriso disarmante, un taglio che le dona un’aria glamour e sbarazzina e mixando capi passe-partout a pezzi più eccentrici.

Perché?

Perché, come afferma lei stessa: Creativity save the world! La creatività salva il mondo!

Come una tee accattivante ti salva il look.

Uno dei look più azzeccati sfoggiati da Caterina Balivo resta la gonna con le piume sexy e divertente. Una gonna con le piume molto femminile e audace che era già stata sdoganata da #carrie di #sexandthecity. Un piccolo gioiello per pomeriggi e serate divertenti ed easy

Gonna con le piume.


Carrie e la sua gonna con le piume.


Il piumino, dopo essere stato snobbato per qualche tempo, è tornato alla ribalta.

Come sempre nella moda e nella vita: Tutto torna.

Caterina Balivo, in uno dei suoi outfit da giorno, ha scelto una giacca imbottita blu elettrico di Moncler, molta bella e di carattere

Look da giorno nero e blu. Piumino Moncler.


Per la sera, nelle sue uscite ufficiali ed importanti, la presentatrice ed influencer, predilige il nero: bon ton, più sensuale e ricercato, ma sempre nero! Come darle torto?

Un tubino che gioca con le trasparenze.


Abito blazer nero per la Mostra del Cinema.


Abito nero macramé con scarpe da tango per la Serata Rai di presentazione del palinsesto

Per i suoi outfit sul posto di lavoro, invece, sceglie colori più accesi e brillanti sempre abbinati ad un capo minimal nella parte superiore del corpo ed un pantalone o una gonna che monopolizzano l’attenzione.

Camicia bianca (capo basic) con pantalone verde


Blusa bianca con pantalone floreale.


Tee bianca con completo in stampa tweed rivisitata e sneakers rosa

Ma quando è in vacanza dà il meglio del suo estro fashion abbinando colori e vestiti in modo originale e spiritoso


In California, notare la tracolla di #gucci in pendant con le scarpe dorate.

#dettofatto, concludiamo questo articolo su Caterina Balivo, dicendo che le sue proposte moda sono una boccata di aria di primavera e spesso sono talmente audaci da ispirare ed ispirarci ad osare sempre con il sorriso che la connota.

La verità, ve lo dico, sull’Amore

Vengo dalla città dove San Valentino è nato e non lo festeggio.

Da single o in coppia, questa festa non mi ha mai entusiasmato, mentre invece a Terni, in Umbria, dove sono nata è molto sentita. Sarà che quando si deve festeggiare perché è socialmente imposto mi viene di andare controcorrente.

San Valentino, un giorno per festeggiare

l’Amore ♥️.

Love is All you need.

Un giorno dedicato al sentimento più discusso, cantato e controverso. Ma un giorno così dovrebbe comprendere gli Alti ed i Bassi dell’Amore, i giorni leggere e quelli dolorosi.

Alti e Bassi, che chissà come mai i Bassi restano sempre più impressi, anche se sembra siano solo un terzo dei momenti felici.

Più che fiori, dolciumi e pupazzetti, quest’anno ho capitalizzato le cose positive che abbiamo fatto succedere e le scrivo su un foglio colorato, da appendere in un punto ben visibile ogni giorno dell’anno.

Il mio regalo sarà questo.

Perchè come la frase di #intothewild che abbiamo visto, rivisto ed ascoltato un milione di volte:

La felicità è reale solo se condivisa.

Happyness is real only when shared.

Love is…
divertirsi

Questa frase mi ha tormentato per anni con il suo significato. Solo da poco ne ho afferrato il senso autentico: l’Amore felice che si apre agli altri, ad altre scoperte, a nuove emozioni.

Love is … Baciarsi.

Adesso che ho capito, spero che le persone importanti della mia vita si sentano sempre libere di condividere con me il loro essere più autentico, perché non si giudica chi si ama.

Quindi, archiviato San Valentino:

Condividete, gente, Condividete.

Capi base per bambina 🌺

Con capi base intendiamo capi facilmente interscambiabili e dalla cui combinazione puoi ottenere outfits diversi adatti alle più svariate situazioni e momenti della giornata.

Capi semplici, classici, senza tempo e, per definizione , fuori dalle mode del momento. Capi che potrai riutilizzare per i fratelli o, come nel mio caso in cui la Fabbrica di Bambini chiude con la baby n. 3, passare a qualche amica.

Vediamo allora quali sono i capi base che ho scelto per la mia baby n. 3.

Chiaramente sono i capi che mi sono venuti in mente e, anzi, sono aperta a suggerimenti in merito ad altri capi.

Io sono qui per questo. Per migliorare.

Capi base bambina: un paio di jeans classici.

Con un paio di jeans classici di un colore nè troppo chiaro nè troppo scuro la tua bambina avrà un capo base da cui partire per costruire un look versatile per ogni stagione.

Capi base bambina: una camicia o blusa chiara.

Nel tessuto che preferisci, purché sia di colore chiaro. Anche sugli stili della blusa bianca da una sofisticata dalle linee morbide a quella di taglia maschile.

Con i jeans o in alternativa dei pantaloni blu navy sarà superchic.


Forse questo sembrerà un argomento inutile ed invece vi sorprenderà sapere come acquistare in modo mirato vi farà risparmiare: tempo, non più sprecato alla ricerca di abbinamenti pindarici, soldi (comprare meno e meglio), nonché spazio, fisico e mentale. Ricordiamo che l’ordine esteriore è ordine interiore.


Capi base bambina: la camicia di jeans.

Indossata aperta su una T-Shirt o chiusa con pullover sopra è sempre attuale e confortevole.

Capi base bambina: la t-shirt.

Qui si potrebbero versare fiumi di inchiostro ma voglio andare dritta al sodo: intendiamo la #fruitoftheloom, paricollo del colore desiderato in cotone senza aggiunte.

È la classica maglietta bianca paricollo in cotone senza scritte né applicazioni varie.

È il capo base per antonomasia, anche per i guardaroba dei più grandi, perchè puoi indossare la mattina a scuola, sotto la felpa come la sera con un maglioncino o una giacchina aperta. Basterà una giacchetta sopra e qualche altro dettaglio a trasformarla in un capo super chic.


Capi base bambina: la gonna in tulle.

La gonna in tulle deve essere considerata tra i capi base bambina perché è chic, frivola ma torna in ogni stagione e poi è facilissimo sdrammatizzarla con una felpa e un anfibio o sneaker.

Il tulle è sempre il tulle, io lo metterei ovunque.

Gonna in tulle bianco con stelline dorate abbinata a cardigan blu.

Capi base bambina: il cardigan blu.


In versione micro o macro è un vero salvalook: basta metterlo sopra la tee per ottenere un effetto super glam.

Capi base bambina: i leggings o jeggings.

Immancabili e comodissimi, in mille varianti e colori diversi. Permettono di giocare con molta più libertà dei collante e fino si 13 anni faranno parte dell’armadio di ogni bambina. Non hanno nessuna intenzione di mollare il primato acquisito sui jeans.

Leggings rosa con tasche sagomate e toppe a cuore sulle ginocchia.

Capi base bambina: l’abito  Asso nella Manica.

Le mamme sanno qual è. Quello che la nostra guerriera mette senza fare storie, come un pigiama (anche se la baby n. 3 scappa ovunque quando è il momento di vestirsi per la notte)… il nostro è classico, svasato e morbido. In un attimo la bambina è pronta per la pizzata, il compleanno o lo shopping!

Abito rosa a pois bianchi by Mayoral.

Per ora possiamo concludere, chiaramente la lista potrebbe allungarsi ma quanto scritto è già un eccellente inizio!

Sarah Jessica Parker prêt à porter.

Sarah Jessica Parker, l’icona di stile di Hollywood, è una fuoriclasse in fatto di vestiti. Non so voi, ma io mi sono sempre chiesta se la Carrie di #sexandthecity fosse realtà o fantasia. Perché SJP è fashion tanto quanto il suo fortunato personaggio!

In poche parole: è venuta prima Carrie o Sarah? Prima l’uovo o la gallina?

In effetti, lei stessa ha dichiarato che alcuni capi di scena arrivano direttamente dalla sua cabina armadio

  • In Sex and The City, Carrie indossa capi di Alta Moda meravigliosi, ma al principio la costumista Patricia Field aveva difficoltà a trovare brand che volessero vestire la protagonista, così atipica e disinibita.

Puoi rinunciare a tutto, ma non alle tue scarpe!








Nella sua vita reale, SJP poco ha da invidiare al suo personaggio. Sempre perfetta anche mentre accompagna i tre figli a scuola.

Dipenderà forse dalla sua infanzia di ristrettezze economiche il fatto che ora ami sfoggiare tanto buon gusto. Pensate che da piccola non ha mai avuto feste di compleanno e a Natale riceveva spazzolino e dentifricio il più delle volte. Immagino la mamma raccontarle la favola di Babbo Natale igienista dentale per addolcire la povertà in cui vivevano.

Che rivincita!!

Di recente è tornata con la serie Divorce dove il costumista si è del tutto allontanato da SATC per sposare un look vintage, anni ’70 semplificato ed attualizzato. Il risultato è incantevole.

Viola meraviglioso.




L’idea è quella che Frances, la protagonista di Divorce, avesse già quei vestiti nell’armadio, presi a mercatini vintage o ereditati e li indossi attualizzandoli.

Per concludere, SJP è un’icona di stile, che abbina pois e righe come nessuna prima, in uno stile eccentrico da cui si può imparare tanto.

Adolescenti con la divisa

Mi ricordo ancora quando mia madre ignorava e non capiva quando le facevo una richiesta in fatto di vestiti: ogni volta che le chiedevo di comprarmi quelle “scarpe ortopediche”, come le chiamava lei, quel giubbotto senza forma, invece del cappotto blu classico e tutti i pantaloni in stock, tutti uguali, neanche avessi bisogno di una divisa. Eppure, in un certo senso ero arruolata alla adolescenza, quella di mode e modelli.

Questo è uno dei pochi aspetti che con l’invasione tecnologica è rimasto invariato.

Si sono modificati i punti di riferimento, ormai la moda è lanciata da fashion blogger, youtuber e si sfogliano i social network, ma l’omologazione tipica adolescenziale esiste oggi più che mai.

Riveste un’importanza cruciale per loro, significa da un lato ricerca di una propria dimensione anche di gruppo, un modo di essere al mondo, che al momento significa per loro essere come gli altri e quindi esistere.

Dall’altra aiuta a minimizzare le profonde insicurezze tipiche di questa fase di transizione. Vestirsi come gli altri non significa non avere personalità, che è ancora in costruzione , i tratti si stanno stabilizzando, significa “far parte di”, rifugiarsi dietro modelli socialmente accettati che favoriscono l’integrazione.

La figlia unicorno di mestiere fa Bastian Contrario.

Andare contro corrente a quell’età significa o essere leader o essere “sfigati”, “nerd”, non alla moda.

Gli altri, quelli giusti, quelli del gruppone, si esprimono in base a quei modelli che tanto sono amati dai ragazzi e non compresi dai genitori.

Quando mi sento dire le frasi che tanto detestavo in bocca agli adulti: “Come fa a vedere con i capelli in faccia?”, “Non gli danno fastidio?” “Ma quelle scarpe non sono scomode?”, “Vai in giro nuda!”, mi fermo e penso: ALT ⛔️ è inverto la rotta.. e dico alla mia adolescente metà unicorno: Vuoi anche tu quelle scarpe? Le hanno tutti. Vuoi colorare i capelli anche tu? E puntualmente ottengo la reazione inversa: Io non sono come tutti! Sì perché fuori di casa hanno bisogno di appartenere al gregge ma con noi vogliono sentirsi UNICI.


Sarà per questo giochino di ruoli che faccio, dove sono io a proporle di adeguarsi alla massa che per ora, ma prima o poi succcederà lo so, abbiamo evitato quei rapporti di amicizia simbiotica che tanto spaventano i genitori, per la serie: “Vivono insieme, quello che fa una fa l’altra”.

Alla fine l’abbigliamento è un modo di esprimersi e di essere ed è anche giusto che passino delle fasi in cui si vogliano sentire come altri e altre un cui cercano se stessi. Man mano poi ci si stacca o almeno ci si dovrebbe allontanare dai modelli di omologazione sociale e trovare una propria dimensione individuale. Se l’avessero già in adolescenza non sarebbero adolescenti.

Quindi se alle medie, tre anni fa, erano d’obbligo i leggings neri (comprati in stock di venti da H&M) e le Nike o Adidas, adesso ci sono le scarpe Van’s di ordinanza con i jeans ed il maglione dentro ❌.

Felpa, o nera o bianca, jeans e Van’s.

Io guardo, pago e sto zitta ma sotto sotto non vedo l’ora che il bruco si trasformi in farfalla, questa volta di un colore tutto suo 🐛🦋.


Ilaria D’Amico: essenzialmente chic

Classe 1973, romana, oggi è uno dei volti di #sky, con un’immagine sofisticata e glamour ma lo stile di Ilaria D’Amico è cambiato molto rispetto alle sue prime apparizioni in televisione.

Alla guida di “Campioni – Il sogno” si è distinta per i suoi outfit sobri ed eleganti, mai eccessivi o volgari. Eppure sprizzava femminilità a iosa. I primi anni ha abbandonato molto raramente il nero.

La linea asimmetrica slancia.

Oggi è una nota giornalista sportiva dai look sofisticati e glamour ma lo stile di Ilaria D’Amico è cambiato molto da quando ha esordito in tv. Tutti la ricorderanno alla conduzione di “Campioni – Il sogno” per i suoi outfit sobri ed eleganti, mai eccessivi o volgari. I primi anni ha adottato il nero come colore guida, prediligendo in particolare i tubini e gli abiti molto aderenti.

Tubino nero declinato in 1000+1 varianti.

Adesso, con una posizione di leadership acquisita, Ilaria, con i suoi capelli lunghi e fluenti, viene sempre considerata una delle giornaliste più sexy d’Italia ma ha uno stile decisamente più ricercato ed osa molto di più con i colori. Spazia da Valentino a H&M, da Alexander McQueen a Paul Smith, fino ad arrivare a TopShop, apparendo sempre raffinata e sensuale. Indossa sempre tacchi importanti e, a differenza del passato, come già preannunciato, lascia un po’ di spazio anche ai colori ed alle fantasie, anche se preferisce quasi sempre le tinte unite. A volte ha osato con abiti lunghi e importanti, altre ha optato per tailleurs pantalone, spezzati da bluse chiare dal taglio semplice e maschile.

Stile sobrio e femminile.

Ilaria è sicuramente una donna Inverno e la sua palette di riferimento potrebbe essere più ampia, ma ha fatto scelte ben precise per emergere in un ambiente prettamente maschile e, aggiungo, delle scelte vincenti. Personalmente la apprezzo molto e ritengo che il suo look volutamente monocromatico abbia contribuito a renderla riconoscibile ed a farne risaltare la competenza.

Jeans e camicia bianca. Inno alla essenza.


Bon Ton del Lasciarsi.

Gli addii sono difficili, che siano voluti o meno, e, una volta finite le schermaglie della rottura, subentra spesso la necessità di pulire la vita è la casa dalle testimonianze concrete della precedente vita insieme. Da un giorno all’altro, una cucina che aveva ospitato pranzi allegri si trasforma in un luogo da evitare . Le cose che avevano rappresentato la vita comune devono essere tolti da davanti agli occhi. In questa fase di dolore acuto gli oggetti la fanno da padrone, anche perché là persone è uscita di scena. La scelta tra cosa tenere e cosa buttare è, a mio avviso, liberatoria.

Invece c’è chi sceglie di salvare tutto questo. Un museo.

Il Museo delle Relazioni Interrotte si trova a Zagabria ed è stato aperto nel 2006 da due ex innamorati, la produttrice cinematografica Olinka Vištica e lo scultore Dražen Grubišić, che hanno deciso di fermare in uno spazio aperto a tutti la fine della loro storia. Nel tempo è stato riempito da altre persone che hanno portato ognuna il proprio oggetto, accompagnato dalla sua storia.

Oggettistica di una fine.

Troviamo un vestito da sposa, messo dentro un barattolo di sottaceti: dopo sette anni di matrimonio, la donna ha visto andare via il marito senza neanche una scusa; c’è un vasetto di cetriolini, lo aveva acquistato una ragazza per il suo fidanzato, inghiottito da una voragine spazio-temporale, scomparso dalla sua vita.

Leggiamo di una protesi, donata da un uomo con la seguente motivazione: “la mia gamba artificiale è durata più del nostro amore. Materiale migliore”, si era innamorato della sua terapista.

Poi un’ascia, usata per fare a pezzi i mobili di casa da una donna, dopo aver scoperto i tradimenti del marito, accompagnata da una nota: Più la stanza era piena di mobili in frantumi, più mi sentivo meglio”.

Un tubetto di dentifricio mai finito.

Una bambola di Peter Pan, appartenuta ad un uomo cui ricordava la sua parte infantile e che scrive “ora quel bambino non esiste più”.

Peluche di Anniversari ora dimenticati.

Un modo chic e diverso di rapportarsi al proprio dolore, esporlo in maniera dignitosa e con poche righe, invece della messa in piazza sui social, vecchi e nuovi, dal bar a Facebook, raccontando ognuno la propria versione parziale. Il Museo delle Relazioni Interrotte è una specie di cicatrizzante della ferita, che la cristallizza.

Il museo delle Relazioni finite è un modo dignitoso di dare per l’ultima volta un senso a quello che abbiamo fatto per un po’ anche illudendoci, anche sbagliandoci, dando retta ad un muscolo volubile e autoritario, ♥️, a cui non si comanda.

E voi? Cosa portereste in questo Museo di Zagabria?