Caso umano 0: Edward Mani di Forbice.

Ieri sera mi sono ritrovata a sfogliare per caso l’ultimo libro di #selvaggialucarelli: Casi Umani, che tratta in modo ironico di una carrellata di dieci improbabili uomini con cui l’autrice ha avuto presumibilmente a che fare nel corso della sua vita sentimentale e mi sono ritrovata a riflettere sul fatto che ci siamo passate tutte e che la catarsi aiuta sempre ( ndR: chi ignora il significato di catarsi lo vada a cercare, please).

Nel mio caso specifico, ho basi fondate per ritenere che il primo caso umano sono io 😎. 

Però a scorrere la galleria della Lucarelli ho pensato che c’è sempre un inizio, un principio da cui comincia a dipanarsi, come un gomitolo, la sequela di casi umani, ossia di uomini o donne cui normalmente non avremmo dato neanche una chance ma che, in quelle circostanze di autostima zero, ci buttiamo a frequentare nella speranza di esserci sbagliat*.

Per me è stato quello che chiameremo #edwardmanidiforbice, causa una attraente mescolanza di somiglianza fisica con Johnny Deep e analogia tra le forbici e come mi ha tagliuzzato il cuore e l’autostima.

A chi chiede: eravate fidanzati o trombamici? Mi trovo costretta a rispondere “legati”. Sì perché la nebbia di confusione in cui mi avrebbe mollata è cominciata fin dalla definizione del rapporto.

Eppure se devo descrivere l’amore parlo di #lui ma se mai mi chiedessero di qualcosa che va oltre l’amore parlerei di #edward, perché resta il #groundzero, anche se ho smesso di amarlo una vita fa.

Perderlo faceva parte del gioco e quello che è successo è difficile da riprodurre in un modo efficace dal punto di vista narrativo. A quel tempo subivo il fascino di chi era bello e dannato, di quelli che non mi facevano capire se giocavano o ci tenevano a me. Mi piaceva Edward per il gusto della sfida: la fine è stata rude e brusca e mi colse del tutto impreparata ma così fu e da quella volta ho impiegato anni a riprendermi. Solo di recente e dopo la sequela di casi umani, quando ho incontrato Lui ho capito che quando si ama la partita è già vinta a tavolino,

che l’amore non si pretende da chi non vuole dartelo e non si regala a chi non vuole averlo. 

Lui le vede le mie farfalle nello stomaco e mi fa ridere. Mi legge dentro spesso, non sempre ed è trasparente come una bottiglia di vetro con me.

Cucina per me, molto di più che con me, è gentile, sa fare l’amore e quando se ne va, Lui torna.

Edward per mia fortuna non tornerà mai più.

 

Quando una figlia ti delude

Ieri mi sono svegliata ed alzata pensando fosse semplicemente il 1′ Ottobre ed invece era la Fine di

un’ Era. I cambiamenti accadono mascherati da giorni qualunque.

Ci stavamo preparando per uscire e compiere il consueto “giro Scuole”, quando la 14enne metà girl e metà unicorno annuncia:

lascio la danza. 😵. Fine di un’epoca. Stop.

E la sua metà Unicorno dove era mentre prendeva questa decisione?

Sul momento ho accusato il colpo e mi sono sentita ferita e delusa da quella sconosciuta che mi fissava riflessa nello specchio mentre mi piastravo i capelli come se non ci fosse un domani.

L’ho accompagnata a danza per più di undici anni, era una cosa tutta nostra: parlare delle vecchie e nuove compagne, delle maestre, del tutù, di anno in anno sempre più ampio e luminoso. In seconda battuta, ho fatto appello a tutta la mia riserva di autocontrollo e sono stata zitta.

Mi ha deluso, è innegabile, e si è salvata. 

L’atmosfera a casa nostra ieri era quella post catastrofe naturale o post mortem di un parente prossimo. Abbiamo tentato dello spirito ma eravamo tutti un pochino tristi, perché  qualcosa è finito. Un mondo fatto di abitudini e cose conosciute.

Eppure, se rifletto su come evolviamo gli errori e le delusioni sono condizione necessaria del percorso.

Forse la danza era un desiderio più mio che suo e #lei deve differenziarsi da me per inventarsi il suo sogno.

Sto lavorando su di me per vedere la mia girl per come è, con pregi, carenze e scivoloni, e non per quello che io vorrei fosse. Perché alla fine quello che resta è saper stare nel mondo con le proprie fragilità.

Questa cosa la devo ancora digerire ma giovedì andrà alla sua prima lezione di pattinaggio con l’amica del momento.

Ha avuto il coraggio di scegliere e decidere da sola ed al confronto tutto il resto è meno importante. 

Le parigine: 3 trucchi per indossarle al di fuori di Instagram.

‎Iniziamo con uno spoiler e togliamoci il pensiero:

solo da oggi e per tre settimane avrà senso indossare le parigine con la gamba nuda.

Al momento, ho una pancia di otto mesi per cui, presa da un impeto di ottimismo o forse in virtù del mio amore viscerale per tutto ciò che è Francese o saranno gli ormoni, le ho comprare: un paio da #calzedonia ed un paio da #hm.

E ieri sera ho avuto modo di testare sulla mia pelle che nell’esatto momento in cui ti alzi dalla sedia, con la tua bella gamba accavallata, loro scendono ☠️. In estrema sintesi: ho passato la serata a rifugiarmi negli androni per tirarmele sù. E vi giuro che vedere una col pancione piegarsi ogni due per tre ad afferrare e tirare la calza non è sexy come appare nei film.

Allora oggi mi sono messa d’impegno per cercare e trovare delle soluzioni furbe per indossare ste benedette #parigine: nome evocativo e bugiardo che in realtà nasconde veri e propri strumenti di tortura.

Trucco n. 1

Metterle con gli stivali alti, in modo che la loro inesorabile discesa sia bloccata dal bordo dello stivale. Otteniamo anche un piacevole effetto finto trasandato.

 

Stivale alto anti-caduta

Trucco n. 2

Fregare tutti ed acquistare il collant con le parigine disegnate. Da #calzedonia, sia in store che on line ce ne sono di pazzeschi.

Trucco n. 3

Posizionare una calza anche molto velata sotto le maleficient parigine. La qual cosa ne migliora la stabilità.

Che ne dite?

Proviamo o scegliamo di indossare pantaloni fino all’avvento della calza 60 denari?

Ispirazioni Parigine

 

L’empatia fa schifo

Video sull’empatia

In televisione e nella branca New-age alternativa della contemporaneità, sociologhi e psicologi esaltano il fantastico mondo della percezione empatica.

Volete sapere la verità?

L’empatia fa schifo, è una schiavitù.

Immaginate di soffrire per qualcuno più di chi è coinvolto in prima persona,

di sentire la sofferenza di ognuno, anche la più nascosta, anche quella che la persona stessa evita di condividere. Voi la sentite acuta, anche vostro malgrado,

come se fosse la vostra.

Anzi a volte anche di più. È come stare in una casa vuota da cui i rumori e le voci dei vicini sovrastano la vostra voce. Il rumore e l’irruzione del mondo esterno va continuamente arginata.

A farti mille seghe mentali su come aiutare un altro, troppo spesso sei solo tu e ti devi rendere conto che è un assolo e che questa solidarietà non sarà ricambiata. Anzi, chi ha avuto modo di saggiare la tempestività e la costanza del tuo correre in aiuto ne approfitterà.

Fosse per me, io preferirei non provarle certe emozioni, non sapere.

Soprattutto le persone a cui vuoi bene, ma anche quelle a cui non ne vuoi, ma anche quelle che non ti sono accanto, RIMBOMBANO dentro. Ha i suoi lati positivi: io la musica non la sento, mi invade; non leggo un libro, ci sono invischiata fino al collo; quando guardo un film, non ci sono più confini tra me e lo schermo.

Io volevo nascere narcisista, quelli vivono all’oscuro di se stessi, figuriamoci degli altri.

Invece no, empatica.

C’è chi sostiene sia un dono.

Dite che con lo scontrino lo posso restituire?

La moda non passa mai di moda

ªProprio così: la moda non passa mai di moda, come dimostra l’interesse e il clamore intorno alla #milanofashionweek che si svolge proprio in questi giorni.

Io personalmente avrei proprio gola di assistere ad una sfilata per guardare bene le proposte dello stilista, non proprio e non tanto dalla prima fila, il cosiddetto front row, dove siedono i Vip ed i testimonial a vario titolo legati alla Maison, quanto amerei poter assistere sostando nel backstage. Lo immagino come un posto da sogno, dove i tessuti possono in modo inavvertito sfiorarti e dove il look si può ammirare nella sua interezza.

Deve essere entusiasmante, previa conoscenza della casa di moda, ammirare o quantomeno conoscere in anteprima di mesi eventuali conferme o cambi di rotta del creatore di moda, vedere come brand emergenti conquistano l’attenzione, che non esiste solo #karllagerfield, anche se a vedere l’ultima sfilata di #fendi si direbbe il contrario.

E poi, a mio parere, la moda va raccontata, non ci si può limitare a foto e video, sebbene di immediata fruibilità. 

Lettera ai miei primi due prototipi

Cari Primi Figli,
Quando siamo rimasti in tre la mia vita è cambiata ed è cambiata anche la vostra.
Dai primi tempi bui ad ora, ne abbiamo fatta di strada, a volte in salita ed a volte in discesa ed oggi ho deciso di scrivervi.
Voi due vi siete bastati quando io ero troppo confusa per essere efficacemente presente.
Avete saltato sul letto ridendo, quando da ridere c’era ben poco.
Avete giocato sul bagnasciuga in spiaggia, mentre io guardavo il mare, presa da mille pensieri.
Mi avete fatto la linguaccia di nascosto, quando borbottavo di far i compiti.

Vi siete divisi i giochi, la merenda ed il mio cuore straziato da cose che non vi potrò mai dire.

Siete stati uno per l’altra quello che io, presa da casini che solo gli adulti possono creare, non potevo essere.

Avete guardato fuori dagli stessi finestrini ad ogni nostro viaggio, raccontandovi sogni ed aspettative. Ed i vostri occhi uguali racchiudono gli stessi ricordi per sempre.

Siete una sorella unicorno ed un fratello supereroe favolosi e sarete sempre:

la mia prima volta che 

anche ora che tra poco saremo in cinque.

Anfibi: la tendenza 2018

ÒSono tornati gli Anfibi anni Novanta! Era una tendenza che si preannunciava già nell’aria da qualche tempo ed ora è una certezza: la prossima stagione li vedrà protagonisti in interpretazioni insolite ed innovative, non solo nella accezione grunge passata.

Le celebs, da #chiaraferragni a #kaiagerber, nei loro outfit in versione #streetstyle forniscono molti spunti per indossarli. Come possiamo vedere nella galleria sotto.

Anfibi che si prestano a mille interpretazioni, da mettere anche con il pigiama.

Se volete acquistare il modello per eccellenza scegliete le #drmartens, il cui prezzo varia dai 75,00 ai 100,00 euro, ma ci sono anche versioni più economiche. Io ho rovistato in cantina alla ricerca dei miei acquistati per ben 190.000 £ a ridosso degli anni Duemila ma devo averli buttati via 😓… una tragedia: ho gettato un pezzo intramontabile ⛔️.

Per chi è ancora scettico, gli Anfibi sono:

fashion: sono un accessorio di tendenza e, quindi, abbinabile con altri accessori alla moda. Tipo chiodo di pelle o meglio cappottino con maniche a 3/4.

grunge: se e solo se il trasandato è finto! Via libera a minigonne in pelle, jeans strappati e borchie in ogni dove.

professionale: se l’ambiente lavorativo permette di essere poco formali, gli Anfibi saranno sicuramente una scelta più grintosa rispetto a ballerine e mocassini, oltre ad essere particolarmente utili in caso di condizioni meteo avverse.

romantici: con abiti in tessuti leggeri e decori aggraziati ( dal microfloreale in poi) e pettinature bucoliche e finto naturali, giochiamo sul contrasto e vinciamo sempre 😊.

sexy: se il risultato che vogliamo ottenere è un femminile più spinto gli abiti da abbinare agli Anfibi diverranno più fascianti e gli accessori di pelle o metallo pesante. Di gran gusto la riproposizione con blazer lungo o giacca di pelle.

con la gonna lunga o corta: da tenere bene in mente il fattore collants che, se presenti con la gonna corta, con quella lunga devono sparire!

E voi? Che aspettate a rispolverare i vecchi Anfibi o a comprarne di nuovi?