Mezzo anno di te 💟

Sei mesi fa, all’inizio di quella che sarebbe stata la notte più lunga della mia vita, abbiamo lasciato la ragazza unicorno ed il piccolo supereroe a casa con i nonni acquisiti.

” Ma se tu vai via, io mi ammalo ” – aveva piagnucolato il piccolo supereroe, non più tanto certo dei suoi superpoteri di fronte alla mia rottura delle acque. Ma io sapevo che la baby n. 3 voleva nascere, nonostante la scadenza fosse prevista per due settimane dopo.

Siamo arrivati in ospedale alle 23, lasciando l’auto su una rampa di accesso al pronto soccorso, super agitati e sorpresi, mentre io interpretavo impersonificandole le Cascate delle Marmore.

” La dilatazione è poca ma con le membrane rotte lei deve restare in ospedale, mentre il futuro papà vada pure a casa” – aveva sentenziato l’ostetrica, aggiungendo come una Cassandra dei parti: “Però il terzo figlio è imprevedibile ⛔️”.

Le stanze del reparto di Ostetricia erano buie e silenziose ed io mi sentivo un po’ spaesata, lontana dagli altri due cuccioli.

Dopo aver chiacchierato tramite #whattsapp con tutti i contatti svegli nel cuore della notte e disponibili, alle 4 del mattino il travaglio inizia a farsi serio e chiamo l’ostetrica premonitrice.

Porca paletta, avevo cancellato tutto quel dolore..

“Andiamo di là per un controllo”, mi dice, “ma porta anche i vestitini della bimba”.

Quello è stato il momento in cui ho capito che baby n. 3 stava per arrivare sul serio.

Stesa non riuscivo a stare e lei è scivolata nel mondo a testa in giù, attratta dalla forza di gravità, in una stanza che #tarantino ed il cinema #splatter scansate, con il papà che l’ha vista vestita e profumata perché abbiamo scelto di fare all’antica, con lui praticante la altrettanto faticosa attesa dietro la porta.

Me la hanno portata avvolta in una coperta bianca, scura come un’indigena e gli occhi non li hai mai aperti fino all’8 novembre: quel pomeriggio, mentre allattavo, mi hai guardato e li ho visti per la prima volta: due pozzi scuri e luccicanti di vita.

È stato come incontrare qualcuno di conosciuto e che aspettavo da sempre.

Lettera ai miei primi due prototipi

Cari Primi Figli,
Quando siamo rimasti in tre la mia vita è cambiata ed è cambiata anche la vostra.
Dai primi tempi bui ad ora, ne abbiamo fatta di strada, a volte in salita ed a volte in discesa ed oggi ho deciso di scrivervi.
Voi due vi siete bastati quando io ero troppo confusa per essere efficacemente presente.
Avete saltato sul letto ridendo, quando da ridere c’era ben poco.
Avete giocato sul bagnasciuga in spiaggia, mentre io guardavo il mare, presa da mille pensieri.
Mi avete fatto la linguaccia di nascosto, quando borbottavo di far i compiti.

Vi siete divisi i giochi, la merenda ed il mio cuore straziato da cose che non vi potrò mai dire.

Siete stati uno per l’altra quello che io, presa da casini che solo gli adulti possono creare, non potevo essere.

Avete guardato fuori dagli stessi finestrini ad ogni nostro viaggio, raccontandovi sogni ed aspettative. Ed i vostri occhi uguali racchiudono gli stessi ricordi per sempre.

Siete una sorella unicorno ed un fratello supereroe favolosi e sarete sempre:

la mia prima volta che 

anche ora che tra poco saremo in cinque.