5 capi da comprare per i saldi estivi

I saldi sono iniziati da circa tre settimane per cui siamo ancora in tempo a fare affari.

Personalmente, io aspetto sempre prima di buttarmi nella mischia delle svendite per trovare occasioni veramente appetibili.

E allora cosa comprare da riutilizzare oltre le tendenze di questa stagione?

1. Un bikini nero.

Ne troviamo di tutte le foggie, da adattare alla forma del proprio corpo, ed è un capo che garantisce sempre una bella figura.

2. Un vestito bianco

Passepartout per mille occasioni dall’ufficio all’aperitivo a seconda degli accessori con cui lo abbiniamo.

3. Un cappello di paglia

Dal fascino intramontabile, un cappello d’estate ci vuole e non vogliamo andare in giro indossando il cappellino con il logo del l’elettrauto di fiducia.

4. Ciabatte Birkenstok

Generalmente sono contraria alle ciabatte, soprattutto perché le persone ne abusano in estate 😓 con il risultato di andare a teatro in infradito.

Se usati con parsimonia preferisco modelli chic e dignitosi come questo.

5. Borsa mare

Prima o dopo servirà, per cui tanto vale averla carina e cool risparmiando.

 

Vanilla Sky. Penelope Cruz o Cameron Diaz?

Vanilla Sky è una pellicola del 2001, reboot USA di uno splendido film spagnolo: Abre Los Ojos. Questa è la prima frase che sentirete all’inizio del film: Apri gli occhi. Ed è Penelope Cruz as Sophia a pronunciarla nell’orecchio dell’uomo che si è follemente innamorato di lei nell’arco di una notte.

Per tutta la durata della visione sembrerà di fare dentro e fuori dello specchio di Alice nel Paese delle Meraviglie: non saprete mai con certezze se siete nella realtà onirica o in quella effettiva ed è questo il bello.

Merito da attribuirsi anche alla colonna sonora: Rem ( di cui già il nome rimanda alla realtà onirica), Peter Gabriel, Paul Mccartney, Radio Head. On line la trovate completa.

La trama è questa: Cameron Diaz realizza che sta perdendo il trombamico Tom Cruise, letteralmente caduto ai piedi della super-cigliata Penelope Cruz. E, in ragione di questo, lo uccide, coinvolgendolo in quello che si trasforma nel di lei suicidio, pur essendo partito come tentato omicidio ai danni di lui.

Recentemente l’ho rivisto dopo anni ( la prima volta è stata in un cinema sloveno in lingua originale dopo un aperitivo lungo). Stavolta ero a casa sul mio fido scudiero il divano 😃 Meno avventuroso, ma molto piacevole lo stesso.

La riflessione che ne è nata è stata questa: chi vogliamo essere nella realizzazione della nostra vita? Cameron Diaz o Penelope Cruz?

Penelope, che tra l’altro aveva appena cominciato la sua storia con Tom all’epoca, interpreta Sofia: di una bellezza autentica, semplice. Andiamo a casa sua (nel film) e ne capiamo interessi e passioni. Passioni sue e basta, interessi che vanno oltre quello che può essere conquistare un uomo. Una donna che fa perdere la testa  perché in grado di auto-amarsi con uno stile che le corrisponde.

Sophia

Mentre Cameron Diaz è Julie, una ragazza stupenda che si costringe sempre e forzatamente in uno stile arrapante. Gli uomini li attira ma senza costruire un vero rapporto, per cui ottiene solo di inseguire, senza che nessuno insegua lei.

Julie

Entrambe, Sophia e Julie, sono belle, rivali in amore, anche se Sophia non è neanche consapevole di questa lotta, e così dovrebbe essere sempre: il passato dovrebbe scomparire di fronte ad un sentimento vero. Sophia non insegue nessuno, mentre Julie cade nella trappola di volere a tutti i costi chi la fa sentire sbagliata e non abbastanza.

E allora, al di là del magico film che ci fa compiere un giro intorno al mondo tra verità e sogno e solo alla fine squarcia il velo di Maya, per citare Schopenhauer, a mio avviso la sua visione ci mette davanti ad un’evidenza: se lui insegue lei e tu insegui lui ma nessuno insegue te. Parcheggiati. Fatti una vita tua di interessi e pensieri. E di meglio arriverà. 

 

-146 giorni a Natale ☃️

  1. Ciao Mancano 146 giorni a Natale. Quest’anno mi devo organizzare per tempo perché con una batuffola di un mese non potrò ridurmi al 22 Dicembre as usual.

Sarà bellissimo essere in cinque questo Natale. Ebbene sì… Credo in #prettywoman e pure in #babbonatale. Perché credo nell’amore, quando c’è, nell’amicizia, quella reale, e negli abbracci senza staccarsi.

Credo anche nelle canzoni che vanno dritte al punto e mi fanno brillare gli occhi.

Babbo Natale è la speranza, esaudita o no.

 

È la me mamma che fa grandi sacrifici perché i suoi bambini sorridano.

È un forno acceso e profumato con dentro i biscotti caldi da spolverare con lo zucchero a velo.

È la magia di addormentarsi e svegliarsi insieme.

È impegnarsi per un sogno dando tutto, senza riserve, con le farfalle di #frida sulla pancia e nello stomaco.

Babbo Natale 🎅🏼 diffonde la sua magia tutto l’anno, anche se spruzza la sua polvere di stelle solo per una notte.

E poi se ti presenti solo una volta l’anno, sono tutti felici di vederti. 

 

L’abito fa il monaco

å¢In questi giorni la prematura scomparsa di #sergiomarchione, l’Amministratore Delegato di FCA, mi ha fatto riflettere sulla sua scelta di vestirsi sempre nello stesso modo: pullover nero, da cui spuntava il colletto della camicia di preferenza a righe,  e jeans. Un look che tutti riconoscevano come suo.

Look che vuol dire: flessibilità.

Ma perché una persona che poteva permettersi di comprare tutto ha scelto di vestirsi sempre uguale?

Semplice: per distinguersi dalla massa. Questa sorta di divisa diventa un marchio immediatamente riconoscibile e, come abbiamo sentito e letto ovunque in questi giorni, Sergio Marchionne era una testa pensante di quelle toste, al di là dei giudizi di valore sul suo operato.

Ed il modo in cui il resto del mondo ci percepisce ha un enorme ripercussione sul nostro successo personale e professionale. Questa è la verità di partenza.

Avere un marchio di fabbrica, una propria immagine rende unici e vale per chiunque, non solo per i grandi leaders o managers o vips.

La storia insegna:

– Coco Chanel si vestiva sempre con la sua petite robe noir ed un filo di perle. 

– Steve Jobs si era fatto fare dallo stilista giapponese Issey Miyake una volta per tutte il quantitativo di lupetti neri che gli sarebbe occorso per il resto della sua vita.

Marck Zuckerberg ha in guardaroba di felpe e t-shirts in tutte le sfumature di grigio, altro che cinquanta, e jeans.

Tutti questi personaggi ricchi e prestigiosi e molto intelligenti mostrano una nuova ed in realtà sempre presente scelta: un modo di vestire quasi monastico, monocromatico ed internazionale.

Riflettendo su Marchionne, ho concluso che l’abito fa il monaco. E fa anche Coco, Jobs, Zuckerberg, Giorgio Armani ( con la sua t-shirt ed il suo pantalone tono su tono, dove il tono è o di blu o di nero), Albert Einstein ( il suo armadio era fatto di vestiti tutti identici) e tanti altri.

Cosa otteniamo creando uno stile nostro e seriale, una divisa nostra?

1. Siamo subito riconosciuti.

2. L’attenzione degli altri si concentra sulla nostra identità. Poiché l’outfit sarà sempre quello e tutti lo sanno.

Quali sono i capi che ci caratterizzano? Immancabilmente saranno quelli che ci fanno stare bene, che ci provocano sensazioni di agio e benessere.

Io ho cominciato a pensarci anche per una esigenza mia di purezza ed essenzialità.

Vorrei arrivare ad individuare una serie di capi che mi definiscono, da usare come base di stile, perché sento che il troppo storpia cosa comunichiamo all’esterno di noi, la nostra essenza.

 

 

Pretty Woman mi ha devastata 💰👄

OPretty Woman, film del 1990, rappresenta la favola contemporanea della ragazza povera, bella e zoccola salvata dal mix potere unito a bellezza e shackerato con i soldi.

Le sue basi concettuali mi fanno orrore: la natura, lei, e la cultura, lui, che si salvano reciprocamente ed a turno.

Lui la porta una volta all’opera ed apprende l’eleganza. Lei ha un due scleri e insegna a lui l’empatia.

Sei in ritardo.
Sei bellissima.
Non sei più in ritardo.

Come detto, il concetto mi fa orrore. Eppure è il mio film preferito, ogni volta che lo replicano io resto lì, incollata allo schermo, ipnotizzata dalla favola fino alla fine. Ogni volta che lei a letto lo bacia in bocca per la prima volta io piango e non smetto, piango fino alla fine.

Ti Amo.

Ma perché amo #prettywoman mio malgrado, sempre, in tutte le stagioni della vita, e comunque?

L’ho visto almeno in tre lingue, di cui due non originali. La più bella con amici, davanti ad uno schermo da cinema a Parigi, distesi su un plaid con il cielo della Ville Lumière a fare da sfondo. Conosco tutte le battute a memoria.

Eppure e lo so, come so di essere io, continuerò a guardarlo nei secoli dei secoli, anche in punto di morte.

Di recente ho scoperto che #asos, in collaborazione con il marchio originale #hunzag, vende on line l’abito iniziale, quello da mignotta per intenderci, nella sua versione iniziale: top bianco unito a mini in tessuto sintetico da un anello dorato; ma in tre varianti di colore: nero, rosso e blu navy (quello del film).

Party Fragole e Champagne

 

Dammi solo un nome, solo uno, di una che ce l’ha fatta.
Vuoi un nome? Tu vuoi un nome! … eccomi, ecco il tuo fottutissimo nome: quella gran culo di Cenerentola!

L’ abito è in vendita solo per le clienti britanniche del sito ed attualmente ( ho appena controllato) è nuovamente sold-out e come potrebbe essere altrimenti per un outfit che è entrato nella Storia del Cinema al pari del vestito bianco con allacciatura americana e svolazzante di Marylin?

Chissà magari in un imprecisato tempo after Panza sarà mio.

Se non posso avere la favola, ne vorrei almeno le sembianze 😜.

Come vestirsi anni ’20🖤

Uno stile vintage anni ’20 regala immediatamente un aspetto intrigante e di forte personalità.

Gli anni ’20 sono stati un’epoca frizzante e prolifica dal punto di vista della moda, non a caso restano tra i preferiti della fashion victims e degli stilisti. È l’epoca che ha visto nascere l’astro #chanel con il suo look marinaro e le perle lunghissime. Le donne adottano tagli di capelli corti e dalle onde morbide da fare anche a casa con le mitiche forcine a beccuccio Per ricreare l’acconciatura, clicca qui, fondamentale arricchire i capelli  di accessori, piume, paillettes, fasce e mollette esuberanti. Gli abiti sono quelli stile charleston, il ballo che detta legge,  a sottoveste e con il punto vita abbassato in modo che le donne possano muoversi sinuose, i cappelli sono à cloche, minimal, il make il prevede pelle perfetta, bocca a cuore con rossetto rosso ed occhi in primo piano, evidenziati da mascara e matita in abbondanza.

E allora cosa aspettiamo a stupire tutti in una calda sera d’estate? Let’s go!

Chiamami col tuo nome by Guadagnino

Questa settimana è tutta mia e della mia panzallaria che cresce poiché la mia quattordicenne unicorno ed il mio piccolo supereroe passano una settimana al mare con il padre. Ne approfitto tornando la mia me senza figli e facendo quello che solitamente mi è precluso, tipo andare a vedere un film non cartone animato e non della Disney 😂😂😂😂😂.

Ieri pomeriggio, quindi, mi sono autoregalata un cinema d’éssai, una pellicola  che inseguo da quando il mio amico più caro ha incominciato a tesserne lodi sperticate e a dirmi che dovevo andare assolutamente a vederlo. In Friuli il cinema d’autore ha una distribuzione limitata per cui ho dovuto aspettare la Rassegna estiva #sergioamidei per poterlo vedere.

Il film è “Chiamami col tuo nome”, ti adattato dal romanzo di André Aciman omonimo e sceneggiato da James Ivory, non esattamente l’ultimo degli stronzi.

Finalmente ieri in un fresco completo di lino nero con micro borsa 👛, con all’esterno 40 gradi mi sono gustata un film magico, che riesce a toccare senza retorica quel punto del cuore in cui sono riposte quelle estati idilliche fatte di ozii e sole, vissute, se siamo stati fortunati, da ragazzini.

Elio, colto e diciassettenne, si innamora di Oliver, americano e sfrontato, sullo sfondo di una imprecisata Italia del Nord anni Ottanta. Si innamora contemporaneamente di lui e di questa provincia italiana naïve e splendente.

Elio&Oliver

Ho visto nella storia narrata un inno alla generosità sentimentale e guardandolo sono tornata a quel momento, proprio quello lì, quando per non soffrire oltre, ho deciso che a nessuno mai più avrei dato il mio cuore. Il momento in cui ho iniziato ad innalzare il muro, che ha fatto crac solo sei anni fa ❤️. E ho capito perché il mio più caro amico era sicuro mi avrebbe toccato: perché lui ha assistito all’innalzamento del muro e ai casini che dal muro sono nati e voleva poeticamente dissuadermi dal farlo ancora. E ce l’ha fatta.

Ci sono svariati motivi per correre a vedere questo film:

– una colonna sonora raffinata ed interessante, un sapiente mix di #berté e pezzi colti;

– assenza totale di poracciate sullo schermo, nonostante gli anni Ottanta in Italia siano stati la saga del cattivo gusto.

E poi c’è IL motivo che mi sta più a cuore di tutti: il discorso di Mr Perlman Senior. È stato un dono inaspettato.

Recita: “Quando meno te l’aspetti, la Natura riesce ad individuare il nostro punto debole … Nella tua condizione, se provi del dolore, coltivalo… Asportiamo così tanto di noi stessi per cercare di guarire prima, che quando poi arriviamo a trent’anni siamo già finiti, ed ogni volta che ricominciamo con qualcun altro abbiamo sempre meno da offrirgli.

Ma costringersi a non provare niente per non provare niente – che spreco!

Elio assorbe tutto in silenzio: ” Ricorda, i nostri corpi e i nostri cuori ci vengono dati una volta sola… Adesso c’è il dispiacere ed il dolore. Non ucciderlo, perché assieme ad esso se ne andrebbe anche la gioia che hai provato”.

Queste parole dette da un padre “illuminato” sono poesia. Avessi avuto anche io una guida nel momento nefasto in cui decisi di mettere sotto chiave anima corpo e cuore al solo e unico scopo di non sentire di nuovo quel dolore, avrei attraversato il tunnel della sofferenza, perché bisogna attraversarlo, non puoi prendere scorciatoie, ed avrei compreso lì che dolore e felicità viaggiano in tandem e che rifiutare l’uno, mette in stand by anche l’altra. Vivere il dolore, senza nasconderlo in cantina, è l’unica strada per la consapevolezza. Adesso, dopo una separazione, due figli e una vita da ricostruire un pezzo alla volta lo so perché la vita di prima, sempre lì nel mezzo, senza sbalzi, senza curve non era degna di essere vissuta e questo film ne è la prova provata.

Grazie al mio più caro amico per sapere sempre anche a tanti chilometri ed anni di distanza quali cose mi fanno bene e piangere allo stesso tempo. Io in quel cinema sono andata da sola, eppure un pochino mi è parso ci fosse anche lui, il mio più caro amico, come quando andavamo al cinema il mercoledì sera, a prezzo ridotto, ai tempi dell’università.

Forse lui è il mio Mr Perlman e, proprio in virtù di questo, sapeva che questa opera di ingegno e cuore avrebbe colto nel mio segno.

Consiglio a tutt* voi di andare a vederlo, se ne avrete l’occasione, e aspetto i vostri commenti.

NdR: al pomeriggio al cinema è seguito pomeriggio di lacrime a fontana, ma va bene così… il pianto pulisce.

Mai abbassare la testa, cade la corona.

Avete mai notato come una donna forte deve esserlo sempre? Le attenuanti scompaiono: o bianco o nero; o forte o debole. Nessuno si preoccupa per te, tanto sei forte, nessuno pensa di essere tenuto a farlo. 

Eppure, cosa vi devo dire? Evidentemente noi, che siamo stati un po’ sfigati per quanto riguarda le condizioni di vita di partenza, siamo stati graziati quanto a talenti e la resilienza ce l’abbiamo tatuata : in testa, sul viso e sul corpo.

 

Io ringrazierò per sempre i miei compagni di classe del liceo “bene” della mia città: tanto solerti nel copiare i miei compiti a scuola quanto sprezzanti nell’evitarmi fuori da scuola. Grazie perché mi avete insegnato che io mi basto da sola e che i libri sono amici reali.

Grazie 🙏🏼 di cuore alla professoressa di Matematica dello stesso liceo che si è sentita in obbligo di mettere i puntini sulle i, fermandomi per strada in una splendida mattina d’estate dopo la maturità, comunicandomi che il mio voto finale era stato concesso solo per evitare alla famiglia di pagare le tasse universitarie, data la nostra difficile situazione economica e che il compito di matematica lo avevo fatto male (cosa che sapevo già da sola) e questo dopo cinque anni di studio assiduo e con risultati brillanti nelle sue materie. Spero che sia fiera della sensibilità dimostrata e della sua carriera. Grazie perché mi ha insegnato che anche una mente brillante può rivelarsi meschina.

Per quanto mi riguarda, mentre questi fatti accadevano il mio codice di sopravvivenza mi imponeva di andare avanti tutta, perché io ero forte e questo doveva bastare.

In seguito ho cambiato città per andare a studiare in un’università all’altro capo dell’Italia e sono rinata. Unico rimpianto: l’aver lasciato mio fratello in quella palude ma l’istinto di sopravvivenza fu più forte. Ho iniziato a dare e superare brillantemente gli esami e a notare che gli altri ragazzi, pur con situazioni familiari ed economiche tranquille e non antipatiche come la mia, non facevano altrettanto. Per cui qualcosa di buono dovevo saperla fare pure io. Ho iniziato ad avere amici, e uno sopra a tutti, ed una vita sociale appagante. Di conseguenza, mi è venuto il dubbio di essere una compagnia quantomeno accettabile.

Sono diventata una roccia: quella era la vita che volevo ed era solo mia.

Poi ho perso una persona a me estremamente cara e lì qualche segno di smottamento c’è stato.

Mi sono laureata con 110 in Scienze Internazionali ed ho cominciato a lavorare come segretaria factotum in un posto aberrante e senza rispetto per nessuno. Ho pianto per le vessazioni e l’umiliazione, ma poco, perché io sono forte.

Ho aperto i rubinetti delle lacrime quando è finita con il mio ex compagno, dopo due bambini e un mutuo. Sono rimasta da sola e 💥…

sono diventata fortissima.

Sono diventata la boa dei miei figli in mezzo al mare delle mie lacrime. Ho imbarcato acqua eppure mi sono salvata.

Se ci penso adesso mi sale un’ondata di sdegno: ma come si fa a lasciare una figlia, una sorella, una ex nuora e un’amica da sola con due bambini di età compresa tra i 7 e i 18 mesi da sola in balia di una vita da cestinare? Eppure, nessuno si è fatto avanti anche solo per una telefonata di conforto, perché io sono forte ed ai tempi per me era normalissimo così.

In quel periodo piangevo da sola, in bagno, in cucina, sul divano, appena possibile:

ho pianto tutte le mie lacrime e recuperato gli arretrati di una vita. 

Dapprincipio piangevo perché ero triste poi piangevo di rabbia e mi dicevo: sei stata una stupida e ti sei fatta trattare come tale! Come hai potuto permettere loro di distruggerti in questo modo?   E più mi detestavo per aver dato tanto potere a gente così dappoco e più le lacrime scendevano.

Adesso piango per tutto: per una canzone, un film, quando scrivo un post.

Piangere pulisce dentro.

Quando mi dicono che sono forte adesso so rispondere che non è vero, che sono vulnerabile, soprattutto in alcuni punti.

E proprio per questo mi sento invincibile.

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